Donatella Bisutti UNDICI POESIE SCELTE da “Dal buio della terra” (Empiria 2015) Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa “La mano”, “Pinocchio nell’isola dei Papua”, “Lezione di poesia (Classe con handicap)”, “L’albero dei cachi”, “Pondus”, “Clessidra”, “Pellicano”, “La vibrazione delle cose”, “Limiti”, “Farfalla”

 

Giorgio Linguaglossa

 

Donatella Bisutti è nata e vive a Milano. È giornalista professionista. Ha collaborato in particolare alla collana I grandi di tutti i tempi (Mondadori) con volumi su Hoghart Dickens e De Foe e ha tenuto per otto anni una rubrica di poesia sulla rivista Millelibri (Giorgio Mondadori editore). Nel 1984 ha vinto il Premio internazionale Eugenio Montale per l’inedito con il volume Inganno Ottico (Società di poesia Guanda,1985). Nel 1990 è stata presidente della Association Européenne pour la Diffusion de la Poésie a Bruxelles. Di poesia ha poi pubblicato Penetrali (ed.Boetti & C 1989), Violenza (Dialogolibri, 1999), La notte nel suo chiuso sangue (ed.bilingue, Editions Unes, Draguignan, 2000), La vibrazione delle cose (ed. bilingue, SIAL, Madrid, 2002), Piccolo bestiario fantastico,(viennepierre edizioni , Milano 2002), Colui che viene (Interlinea, Novara 2005, con prefazione di Mario Luzi). È in via di pubblicazione a New York l’antologia bilingue The Game tradotta da Emanuel di Pasquale e Adeodato Piazza Nicolai (Gradiva Publications, New York). La sua guida alla poesia per i ragazzi L’Albero delle parole, è stata costantemente ripubblicata e ampliata dal 1979 e attualmente edita nella collana Feltrinelli Kids (2002). Il saggio La Poesia salva la vita pubblicato nei Saggi Mondadori nel 1992 è negli Oscar Mondadori dal 1998. Nel 1997 ha pubblicato presso Bompiani il romanzo Voglio avere gli occhi azzurri. Fra le traduzioni il volume La memoria e la mano di Edmond Jabès (Lo Specchio Mondadori 1992), La caduta dei tempi di Bernard Noel (Guanda 1997) e Estratti del corpo sempre di Bernard Noel (Lo Specchio Mondadori 2001).Il suo testo poetico "L’Amor Rosa" è stato rappresentato come balletto al Festival di Asti con musica del compositore Marlaena Kessick. Ha curato per Scheiwiller l’edizione postuma delle poesie di Fernanda Romagnoli, dal titolo Il Tredicesimo invitato e altre poesie (2003). È nel comitato di redazione della rivista Poesia di Crocetti per cui cura la rubrica Poesia Italiana nel Mondo, nella redazione delle riviste Smerilliana e Electron Libre (Rabat, Marocco), tiene una rubrica di attualità civile, Il vaso di Pandora, sulla rivista Odissea e una rubrica di interviste La cultura e il mondo di oggi sulla rivista di Renato Zero Icaro. Collabora a diversi giornali e riviste, tra cui l’Avvenire, Letture e Studi Cattolici, Fonopoli, Leggendaria, La Clessidra, Semicerchio. È membro dell’Associazione Culturale Les Fioretti a Saorge in Francia. Tiene corsi di scrittura creativa per adulti, corsi di aggiornamento per insegnanti anche a livello universitario e laboratori di poesia per le scuole. Ha ideato e dirige la collana di poesia autografata "A mano libera" per le edizioni Archivi del ‘900 in cui sono apparsi finora testi di Luzi , Spaziani e Adonis. È tra i soci fondatori di "Milanocosa".

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Giorgio Linguaglossa
London Piccadilly Circus in bianco e nero

 

Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

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«La simpatia fra avanguardia e Music Hall o Variété» di cui parlava Adorno nellaTeoria estetica (1971) è stato un dato di fatto ovvio della cultura del Novecento europeo, è stata una sorta di imprinting della grande cultura novecentesca. In un certo senso, non è possibile neanche oggi, a distanza di tre lustri dal Novecento, sfuggire a questo diktat, a questa dicotomia che, come una forbice, ha allargato e ristretto il proprio compasso censorio a secondo delle mode culturali e degli obiettivi di poetica. Non rimaneva altro da fare che adattarsi alla coazione a ripetere: o arte semiseria o arte orfica, cioè, estremamente seria, priva di ironia, nutrita di simbolismo e di ermetismo. Al massimo, era concessa una metaironia. Insomma, la poesia doveva essere ironica e ilare o ermetica e orfica, o crepuscolare o avanguardista. Da questo dualismo non se ne usciva. Questo libro di Donatella Bisutti invece ritorna alle origini del fare poesia modernista con la tranquilla vocazione della maturità stilistica. Tono understatement e ripresa delle tematiche «alte», quelle tematiche un tempo definite «metafisiche», con una connotazione semantica negativa. La poetessa milanese ha ragione di tornare a nominare le cose con il loro nome proprio senza titubanze. Ed ecco la parola «anima», la parola «felicità», la parola «spirito», la parola «bellezza» che fanno ingresso in questo libro, insieme ad altre parole un tempo guardate con sospetto e scetticismo. Si tratta di un vero e proprio allargamento orizzontale della gamma tematica della poesia italiana. Ma più che sul riutilizzo delle singole parole-tema, vorrei richiamare l’attenzione sul tipo di conduzione del libro, sulla sua architettura interna e sulla sua costruzione simbolica, non tanto per le sezioni o sotto sezioni, quanto per l’insieme compatto delle sezioni tutte tenute su un registro lessicale e stilistico medio, cioè colloquiale, ovvero «normale». La poesia della Bisutti viene parlata con un idioma normale, medio.

Un aspetto degno di nota è la «normalità» di questa poesia, il suo non voler trascendere il piano di una normale operosità, di una operosa normalità linguistica. Un altro aspetto rilevante è il simbolismo fatto di frantumi e di riflessioni casuali, quasi che il poeta voglia tenere una positura blasé e diminutiva, quasi che volesse far filtrare i messaggi filosofici come in sordina, sottogamba, in tono minore, con una voce priva di albagia o di sostenutezza, con un parlato che ha la postura normale, nella convinzione che si può parlare in poesia di argomenti «alti» alla stessa stregua con cui si parla di argomenti «bassi». Il timbro è, come nella migliore poesia contemporanea, prosastico, tutto incentrato sul pedale basso, così che la poesia si presenta sospesa tra il caso e la necessità, nata da osservazioni casuali, in occasioni effimere, eppure teleologicamente orientata verso la sua finalità umanistica: docere et delectare, anche oggi in tempi certo non favorevoli alla Musa:

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Giorgio Linguaglossa
Donatella Bisutti

La bellezza è priva di profondità;
qualcosa che fiorisce – affiora
alla superficie.

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Ogni attimo di felicità
pagato al prezzo durissimo della sua perdita,
ci spinge a seppellirlo,
come certi animali fanno con i loro rifiuti.

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Il libro si svolge come un tappeto di secondarietà e di ripensamenti di frammenti, di citazioni e di eventi. Poesie brevi, scritte nel classico metro libero, si alternano a poesie lunghe che non esondano mai la pagina garantendo la leggibilità e la sintesi. Le tematiche sono le più varie, da quelle filosofiche come la «bellezza» a quelle apparentemente casuali, «la mano», «Pinocchio», «Lezione di poesia», etc. Libro che coniuga tematiche «alte» e quelle «basse» come è tipico della poesia del modernismo europeo con uno sguardo acuto e lancinante sulla condizione spirituale di oggi; un dettato sapientemente modulato, attento alle «vibrazioni delle cose», alle ombre del linguaggio, alle rifrazioni tra l’ombra delle cose e il linguaggio. È il timbro preferito da Donatella Bisutti, una poetessa di grande rigore metrico e formale, che sa alternare il metro breve o brevissimo a quello lungo oltre le quattordici sillabe mediante un accordo di proposizionalismi di varia intensità.

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Prendiamo in esame la parola «anima». Fino a qualche decennio fa, questa domanda sull’«anima» era lecita solo nell’ambito di una riflessione teologica, oggi, invece, entra a pieno diritto nelle domande fondamentali della fisica teorica. Henry P. Stapp, ad esempio, fisico teorico presso la University of California-Berkeley, non vuole dimostrare l’esistenza dell’anima, ma che essa si inserisce all’interno delle leggi della fisica.

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Quando parliamo di anima, siamo nel campo della metafisica o della fisica?

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Prima dell’avvento della “fisica quantistica”, tutto ciò che travalicava i confini del visibile, era tema di ricerca della metafisica, ovvero quella disciplina che indaga sulle cose “al di là” della fisica. Oggi, invece, all’indomani della scoperta del bizzarro mondo dei quanti, ciò che non è visibile e che non è determinabile è diventato oggetto di studio della fisica. Più recentemente, alcuni scienziati hanno cominciato a inquadrare pionieristicamente questioni come la coscienza umana, l’immortalità dell’anima e la vita dopo la morte, come oggetti di studio all’interno della fisica teorica. E la Poesia italiana? Possiamo dire che con la poesia di Donatella Bisutti la parola «anima» è stata laicamente riaccreditata nel vocabolario poetico maggiore e indagata come non si faceva ormai da tempo.

 

Giorgio Linguaglossa
Donatella Bisutti

 

La mano

 

Non è nemmeno mia, questa mano.
Accettala.
Non commettere
questo unico peccato.

 


Pinocchio nell’isola dei Papua

 

Pinocchio disse
non voglio essere buono
obbedire al re
a tutti gli imbecilli
che si credono grandi
ai furbi che
conquistano il potere con l’inganno

 

non voglio
diventare di carne
indossare abiti eleganti
essere baciato
amare chi mi vuole bene
odiare chi mi fa male
essere seviziato
essere crocifisso
ad una trave

 

Voglio restare
di legno
non avere anima
non avere casa
non avere padre
avere per amici gli asini
vivere nella foresta
ridiventare albero.

 


Lezione di poesia (Classe con handicap)

 

Martina ha fatto segno di sì con la testa
appena più pesante del dovuto sul collo
come un grosso fiore appesantisce lo stelo.
Ha fatto segno che aveva capito
e le sue mani amorose e incerte
si sono mosse per afferrare la matita.
Poi ha serrato gli occhi con violenza
ed è scoppiata in pianto.
Il buio è entrato nel candido paesaggio di neve
dove il venditore di scope emetteva il suo grido
attutito e immobile.
Martina ha strumenti diversi per afferrare il mondo
è stata la sola a capire
che quel venditore di scope
era la Morte.

 

Giorgio Linguaglossa

 

L’albero dei cachi

 

Primo viaggiatore

 

L’albero dei cachi si sviluppa
contro il cielo dell’ultima stazione.
Sulla nudità dei rami
la bassa traiettoria dei soli invernali.
Per loro l’albero ha rinunciato
alla sontuosa lucentezza delle foglie.
Si concentra nel miele del pensiero.

 

Secondo viaggiatore

 

Albero di un eden spoglio, nel sogno ha ottenuto
di riportare l’inverno all’estate.
Nulla indica più chiaramente
che la vita non nasce dalla necessità
ma dal sovvertimento
e la bellezza è il frutto dell’immaginazione

 


Pondus

 

Un piatto vuoto e un piatto pieno
si bilanciano: sul primo
si solleva l’offerta, sull’altro
grava il peso del dare
e del ricevere, che nel quantificare quella
astratta perfezione
misura
un immediato
corrispettivo
di pena.

 

Giorgio Linguaglossa

 

Clessidra

 

La morte inizia sempre a diffondersi da un punto preciso. Fin dalla nascita siamo legati alla morte da un cordone ombelicale che ha in quel punto il suo attacco – un’assenza iniziale e incolmabile. Attraverso di esso il vuoto fa precipitare di continuo i suoi bordi all’interno di sé, diventando a mano a mano più smisurato finché la nostra vita si riduce a esserne contorno. Da ultimo esso assorbe l’estremo disegno. Allora non abbiamo più bisogno di morire, perché il vuoto ha già colmato tutto lo spazio che ci era stato concesso.

 

 

Pellicano

 

Con il becco frughi
lo squarcio dentro il petto
per nutrire i tuoi figli di te stesso
come io mi frugo il cuore
per nutrire di quella
senza proporzione né grazia
l’altra
– fragile –
che le è figlia.

 

*

 

I tuoi occhi – senza luce
due fessure a stento
aperte.
Eppure
nell’area piccolissima delle tue pupille
si rovescia intero il firmamento.

 

*

 

Ogni attimo di felicità,
pagato al prezzo durissimo della sua perdita,
ci spinge a seppellirlo,
come certi animali fanno con i loro rifiuti.

 


La vibrazione delle cose

 

Quando l’anima come un cane
si lascia accarezzare, inerme
allora è tutta concentrata nel piacere
che dà la vibrazione delle cose
allora è facile staccare sé da sé –
si insinua, poi irrompe
l’esterno nell’interno.

 


Limiti

 

Prima abbiamo fissato lo spazio
dalla stanza d’albergo
con gli scarafaggi nel bagno
a ovest fino al chiosco sul molo
di vetro trasparente
a est la terrazza della scuola coranica
all’ombra della glicine
Poi abbiamo fissato il tempo
fino alla sera di domenica
quando tutti si sono sparpagliati
alla discesa del battello
dopo essersi scambiati gli indirizzi
e in quello spaziotempo
abbiamo fatto precipitare la tempesta
che ci ha sorpresi sconosciuti e nudi
intensa e breve
si è dileguata.

 


Farfalla

 

Preferisco un’ala che sfugge fra le dita
a un’ala
che cattura lo spillo.

 

 

 

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