Flavio Almerighi DIECI POESIE SCELTE da “Caleranno i vandali” (Samuele editore, 2016, pp. 108 € 12) con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

 Giorgio Linguaglossa

 

https://www.youtube.com/watch?v=IUVmcKcTZ4A

 

Flavio Almerighi è nato a Faenza il 21 gennaio 1959. Sue le raccolte di poesiaAllegro Improvviso (Ibiskos 1999), Vie di Fuga (Aletti, 2002), Amori al tempo del Nasdaq (Aletti 2003), Coscienze di mulini a vento (Gabrieli 2007), durante il dopocristo (Tempo al Libro 2008), qui è Lontano (Tempo al Libro, 2010), Voce dei miei occhi (Fermenti, 2011) Procellaria (Fermenti, 2013), Caleranno i Vandali (Samuele, 2016). Alcuni suoi lavori sono stati pubblicati da prestigiose riviste di cultura/letteratura (Foglio Clandestino, Prospektiva, Tratti).

 

Giorgio Linguaglossa

Giacomo Costa, città immaginaria

 

Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

 

Nella poesia di Flavio Almerighi la tradizionale struttura gerarchica dei parametri compositivi (la concatenazione paratattica, quella ipotattica, la metafora, la metonimia, il parlato, il ready made, il commento, il discorso, il meta discorso etc.) che pone al primo posto per importanza, ad esempio, il «parlato» e che relega a un ruolo secondario tutto il resto, va a farsi benedire. Ad esempio, l’intensità e il timbro delle parole e dei polinomi frastici, vengono messi in un piano subordinato. In questo concetto di strutturazione gerarchica degli elementi compositivi non ha importanza quale parola debba essere pronunciata, né la sua concatenazione o la sua posizione nella frase, né la sua durata (se sia cioè breve o lunga o in un qualsiasi rapporto temporale con un’altra parola), o il suo significato; ad avere importanza è invece il suo aspetto di sorpresa, il suo aspetto filmico, la sua collocazione registrica all’interno della composizione e, soprattutto, il suo attacco, che dev’essere, per così dire, privo di origine e di nesso causale. Tipico è l’incipit della poesia di apertura del volume, con la sua dinamica minimale, ai limiti del non sense della prosa, ai limiti della battuta di spirito, del casuale, dell’involontario. Infatti, grande ruolo riveste in questo tipo di poesia il senso dell’humour, la battuta di spirito, la fumisteria fine a se stessa e il sarcasmo che, come una macchina celibe, gira a vuoto in un tempo vuoto e in uno spazio anch’esso sostanzialmente vuoto.

 

Ecco, direi che tutta questa impalcatura registica serve ad individuare il «vuoto» della condizione umana.

 

Di sette mattine
cinque sono sbagliate
due superflue.

 

Questa caratteristica stilistica costituisce una dichiarazione di poetica e di estetica estremamente significativa. Si tratta, in sostanza, di concepire la composizione poetica secondo la sequenza tipica dell’illogismo, cioè di quel procedimento che ha l’apparenza di voler significare un discorso causale ordinato, ed invece ne ha uno illogico e disordinato, frastagliato. In questa procedura compositiva, il dettaglio e il frammento assumono una connotazione particolarmente privilegiata a discapito dell’effetto macroscopico all’interno della composizione. Le componenti elementari del linguaggio poetico sono le parole, ma dislocate in modo che esse non siano più significanti, non poggino su significanti musicali, quanto invece rinunciano a qualsiasi forma di orchestrazione semantica e semasiologica o sinfonica. Anche la struttura metrica incardinata sul verso breve è funzionale alla esigenza di non offrire respiro al lettore, che viene condotto per mano da una improprietà all’altra, da un disformismo all’altro, direi senza tregua, senza fornirgli alibi. Si ha una netta ripulsa per la costruzione d’insieme per movimenti sintattici consequenziali, quanto invece un riconoscimento, una presa d’atto della costituzione per segmenti e per differenze tra i segmenti della composizione poetica. Con quel che ne segue nei confronti dei riflessi della musicalità che diviene atonale, spezzata, a singhiozzo, «dodecafonica» quasi, con quei respiri stretti e chiusi e, spesso anche claustrofobici, incidentati, accidentati forniti dal verso breve.


Si può parlare di espressionismo distratto (cioè con delle distrazioni, dei lapsus, delle obliterazioni, dei tic), là dove si intendono gli effetti della poesia come affini alla performance logologica. Possiamo dire che la mancanza di una dimensione progettuale è tipica di questo tipo di poesia che vive nell’esecuzione del momento, nella attimità del compositore e del lettore, in questa coniunctioimpossibile e incredibile. Poesia tipicamente moderna, che fa uso del montaggio, dei relè, delle valvole, degli scambi, che ha saputo apprendere e mettere a frutto la lezione della pubblicità, delle scritture e delle immagini mediatiche che oggi ci invadono in ogni dove in modo parossistico e nervoso. Poesia fatta di filamenti dendroidi, ricca di elettricità che percorre circuiti elettrici imprevedibili.

 

Giorgio Linguaglossa
Flavio Almerighi

 

Flavio Almerighi 

 

CAlERANNo I vANdAlI

 

lE PARolE CAMBIANo


C’è ancora il suono, ma la causa del suono non c’è più.
                    Osip Mandel’stam

 

 

Di sette mattine.

 


di sette mattine 
cinque sono sbagliate 
due superflue.

 

dai pomeriggi infiniti
al presente col fiato corto, 
Auschwitz è più essenziale 
il sud america un’illusione.

 

la sera grandina pietre dure, 
si deve assecondare
l’arte da ergastolano, 
attinge sonno
da programmi in replica.

 

 

Parole molto importanti

 

Gentile signore, sono state 
dette parole molto importanti 
su declino e ideologia
mentre preti addestrati 
spandono unicamente vanità, 
l’indirizzano ebbri di strazio 
a noi, naufraghi come siamo 
di un battello immenso 
invasi, sicuri di non tornare.

 

Certo non le chiedo come
il sonno di Dio generi religioni notti vigili e dogmi secondari.

 

Caro signore,
questo parco è sole entrate 
dove anni vegliano
l’ombra rimasta sotto i piedi.
Un giorno qui 
saranno altre strade 
senza asilo, esito,
speranze fresche di divorzio.

 

Rimanga incupito allora,
osservi il suo presepio 
ridursi a nucleo orfanile 
di sorprendente longevità.

 

La domenica

 

Papà ha preso la paga, 
è andato al cimitero 
per sentirsi solo, e io 
non ho fatto i compiti.

Mi lascio qui, vuota 
in cerca del passaggio 
e del primo piede
da mettere fuori.

La mia domenica 
torna a casa presto 
dopo una sosta, prima 
di rifare la settimana.

 

Giorgio Linguaglossa

Caleranno i Vandali

 

Niente fuga in ferrovia, 
nessun distanziarsi in autobus 
schiacciati senza intimità 
dentro tripudi d’indifferenza, 
dove cortili più che brevi 
scordano poche soffitte rosse.

 

Caleranno i Vandali 
pochi e male armati 
spaventati cederanno 
al ritardo che li acceca, 
scagliati già supini
dai mari alla Penisola.

 

Noi dietro il vetro in utopie, 
ogni cosa non va bene 
qualche idea da collezione 
nasce morta, già rubata
paia di ciabatte all’ombra 
di vecchie colonie estive,

caleranno i Vandali, 
gli Unni sono già qui.

 


Memorie di un pulitore di carrozze

 

sabato,

 

il sacco nero pesa vuoto 
come la notte intorno,
trovo inutile controllare l’ora 
come qualche raro viaggiatore 
fa con l’unica voglia di partire 
senza dire dove scenderà

 

le tendine ferme 
divaricate poco più chiare 
la stagione infinita,
io non godo le stelle 
all’uscita prendo un po’ d’aria 
prima di un’altra vettura

 

l’ultima parte per prima, 
debbo smontare in fretta 
non mi armo, me ne andrò 
con la mia raccolta
di vuoti a perdere.

 

I bambini dormono 
offesi perché nati,

 

sono qui e immagino 
che non è finita, 
l’anima nel sacco nero 
conserva leggerezza
sotto le spalle indolenzite.

 


CANTo lA MoRTE SPACCATA


                                a Uwe Gressmann

 

gli animali prendono terra
gli uomini sempiterni cappotti, 
se volete ripassare l’inedito 
rivolgetevi altrove

 

io non canto fiordalisi, ma una spiaggia
di profondità estreme 
perduta nel sotto sopra 
di chi è smarrito
da sempre, ovunque 
senza nome tace,

 

canto la morte spaccata 
paradosso di luminosità, 
la guardia al labirinto 
difende il foglio 
compete col vento

 

grande il bisogno 
di piccoli uomini 
coi cappotti finiti,
giacinti non fiordalisi, 
anime che porto addosso

 


Di tutti i ricordi che ti ho dato

 

Alla mia età si diventa orfani 
dei figli, ma
di tutti i ricordi che ti ho dato 
terrei per noi quell’eroe di guerra, 
Onestini mi sembra si chiamasse, 
morto di spagnola nel Ventuno, 
la sua edicola dimenticata accesa 
incubava tuorli di passero,
tu li vedevi vivi, curiosa salivi
a osservare i becchi aperti e muti 
nel via vai infinito della fame
del bisogno di mettere piume 
avere voce e diventare cattivi.

 

Al tuo ritorno erano ripartiti.

 

 

Persone

 

Chiudo casa.

 

Chiudo gli occhi per poter dormire 
non ascoltare più,
dimenticare persone in caduta libera, 
il rumore quando muoiono 
stampate tra le strisce pedonali,
tutte vicine
non s’incontrano mai.

 

Malta is more, titola
l’autobus mentre schiocca baci.

 

I palazzoni seccature olimpiche 
spuntate senza radici o perché, 
illuminati fino al mattino dopo 
spenti, smarriti
occhi senza scelta
chiusi, adulti, ignari di ogni progetto 
oltre un bel viso assopito senza sonno

 

strano dimenticare 
poi capire

 


Le proprietà del naufrago

 

Forse tutto nacque 
da un bel silenzio 
inaccessibile
a quest’ora di sera, 
biografie in rassegna 
diventate burrasca,

 

l’aria sorseggia
punti e virgola, atlanti 
paesaggi con edera 
sfilati a un poema,
pegno d’amore dal disperso 
che ha scelto.

 

le proprietà del naufrago, 
preamboli d’impronte 
usciti dall’universo,
dove saranno adesso 
dimenticate, nascoste

 

ma noi siamo qui
non so per quale insulto, 
né per quale ragione
è presto per dormire 
troppo tardi per vegliare.

 

Giorgio Linguaglossa
diabolik-eva-kant Roy Lichtenstein

 

Storie per adulti

 

Se ne andò in bianco 
lasciando Piazzola sul Brenta 
al proprio destino
in multiproprietà 
portò poche cose,
oltre lo spazio nelle mani 
teneva poco più di un incipit, 
e i suoi non chiesero
dove stesse andando.

 

Nei momenti di stallo 
sparire di colpo
evita problemi peggiori, 
rende libero chi soppesa
il proprio bilancio
dentro un’aula di giustizia, 
all’inutile pareggio
della dea bendata 
preferì una sigaretta.

 

Dicono abbia perduto i capelli 
non abbia più seno
siano solo chiacchiere.

 

In realtà
non se n’è mai andata, 
fa la cameriera
cambia l’armadio 
ogni stagione
non può avere figli, 
quando rientra a sera 
chiude in fretta la porta 
e non da confidenza.

 

 

TERRA dI NESSUNo


chi non ha cuore se lo cerchi in pancia 
nei trattati di pace a condizioni scorsoie, 
tu non sai ma tra cacciatore e cercatore
la differenza è l’arma.
Contro gli abusi tenacia 
armata di bombe difettate,
l’avanzare continuo frittura per mitragliatrici: 
mille chilometri da casa
pesano tutti, ogni centimetro.

 

li prenderemo a sassate dalla terra di nessuno 
anche il nemico è un uomo,
accatastando più vittime sul tavolo della pace 
approfondiremo fosse in quiete,
doline durante la pioggia,
mentre il nemico distribuisce 
una razione supplementare.

 

Signor Tenente mi scriva a casa,
dica che porto le mie ossa con orgoglio, 
sto bene come penso di loro

 

poi venne la spagnola

 

 

 

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