DECALOGO SULLA FILOSOFIA DEL FRAMMENTO di Gino Rago – IL FRAMMENTO QUALE LUOGO PRIVILEGIATO DELLA NUOVA ONTOLOGIA ESTETICA – Testi critici di Giorgio Linguaglossa, Gino Rago, Lucio Mayoor Tosi – Citazioni di Jacques Lacan, Giorgio Linguaglossa, Vincenzo Vitiello, Pier Aldo Rovatti, Alessandro Alfieri

 

Giorgio Linguaglossa

Grafiche di Lucio Mayoor Tosi

 

 

Giorgio Linguaglossa

 

Il «frammento» è il luogo privilegiato in cui si mostra la modernità

Il frammento è l’Estraneo. Il dio che è morto ha prodotto una gigantesca esplosione di frammenti dall’Uno originario dove l’identità coincideva con il senso. Il capitalismo con il suo sviluppo tumultuoso ha decretato la morte di dio. Il mercato, il nuovo Moloch, ha sostituito dio ed è diventato la nuova fede post-moderna. Il nuovo Moloch con le sue leggi auto regolantesi ha fatto sloggiare dio dal mondo.

Walter Benjamin intuisce acutamente che il filosofo e l’artista devono diventare dei «pescatori di perle», devono soffermarsi su oggetti apparentemente non degni di attenzione, sugli «stracci», su aspetti generalmente ritenuti trascurabili e negletti dallo sguardo ufficiale degli addetti alla cultura. Questi oggetti, questi luoghi privilegiati sono i frammenti che la metropoli moderna mette in mostra nelle sue vetrine e nei suoi passages capaci di investire i passanti con continui choc percettivi. Il mondo moderno è un mondo di frammenti impazziti che sostituiscono la contemplazione statica da un punto di vista esterno con la «fruizione distratta» di un punto di vista in movimento.

 

Per Walter Benjamin l’immagine è dialettica nell’immobilitàLe immagini si danno soltanto in “costellazioni”

 

https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/04/22/mario-m-gabriele-a-proposito-del-frammento-esemplificazione-e-racconto-della-propria-poesia-dal-punto-di-vista-del-frammento-con-poesie-da-in-viaggio-con-godot/comment-page-1/#comment-19568

 

Scrive Walter Benjamin:

 

«Non è che il passato getti la sua luce sul presente o il presente la sua luce sul passato, ma immagine è ciò in cui quel che è stato si unisce fulmineamente con l’ora in una costellazione. In altre parole: immagine è dialettica nell’immobilità. Poiché, mentre la relazione del presente con il passato è puramente temporale, continua, la relazione tra ciò che è stato e l’ora è dialettica: non è un decorso ma un’immagine discontinua, a salti. – Solo le immagini dialettiche sono autentiche immagini (cioè non arcaiche); e il luogo, in cui le si incontra, è il linguaggio».1]

Il concetto di «costellazione» è importantissimo anche per la NOE., le immagini si danno soltanto in “costellazioni”, in mosaici. Alessandro Alfieri in un saggio afferma acutamente che l’immagine dialettica si oppone alla epoché fenomenologica, è una diversa modalità di percepire gli oggetti attraverso la «fruizione distratta». La «contemplazione» del soggetto eterodiretto, e la «percezione distratta» sono fenomeni tipici della modernità che la poesia di Baudelaire tenne ben presente all’alba della poesia del Moderno.

Dal punto di vista della NOE, il ripristino e la valorizzazione delle benjaminiane «percezione distratta» e della immagine come «dialettica della immobilità», sono elementi concettuali importantissimi per comprendere un certo tipo di operazione estetica della poesia e del romanzo moderni: Salman Rushdie, OrhanPamuk, Mario Gabriele, Tomas Tranströmer, Kjell Espmark e, più in generale la poesia della NOE, non sarebbero comprensibili senza tener conto della rivoluzione molecolare della percezione in atto dall’alba del Moderno ad oggi.

Tanto più oggi che viviamo in mezzo ad una rivoluzione molecolare permanente (quella della proliferazione delle emittenti linguistiche… anche le immagini sono percepite dall’occhio come icone segniche, immagini linguistiche, lampegggiamenti segnici e semaforici…), oggi la percezione distratta è diventata il nostro modo normale di interagire con il mondo, anzi, il mondo si dà a noi sub specie di immagine in movimento, frammento, processualità di dettagli… con buona pace di chi pensa ancora la poesia con schemi concettuali pre-baudeleriani…

 

                                      
Giorgio Linguaglossa
 alcuni poeti della NOE grafica di Lucio Mayoor Tosi

 

Così commenta Alessandro Alfieri:

 

«I frammenti sono da un lato prodotti della cultura del consumo, della moda, della meccanizzazione dell’agire, ma su un altro livello sono anche promessa di futuro, possibilità offerta agli uomini di scardinare la storia dei vincitori e il tempo mitico del sempre-uguale.
La frammentarietà che caratterizza il mondo moderno, oltre ad essere il contenuto ovvero il tema di gran parte della produzione benjaminiana, è al contempo anche fondmento formale e stilistico; Benjamin non ha più alcuna fiducia per il trattato esauriente e per il sistema, ed è la sua stessa produzione a essere espressione della medesima frammentarietà di cui parla, prediligendo per esempio la scrittura saggistica su determinati argomenti o autori. Ma è soprattutto nella sua ultima grande opera, rimasta incompiuta, che tale frammentarietà assurge alla sua più piena espressione, ovvero i Passages, un “montaggio” di impressioni, idee, citazioni, “stracci” appunto, che nel loro accostarsi fanno emergere significati inediti, elementi che contribuiscono a sconfiggere quella fantasmagoria seduttiva in grado di anestetizzare il pensiero critico».2]

Stante quanto sopra, non è chi non veda la stretta attinenza di questa problematica con il metodo compositivo della poesia di Mario Gabriele, la sua strategia compositiva è più simile al mosaicista che sistema con tenacia e pazienza le singole tessere di un mosaico-puzzle piuttosto che ad un amanuense che scrive i suoi endecasillabi sonori e i suoi ipersonetti. Gli «stracci» e i «tagli», le citazioni,, le faglie,, le schisi e i titoli da cartellone pubblicitario di Gabriele sono tessere iconiche e semantiche di un mondo frammentato e frammentario abitato non già da una nicciana «verità precaria» ma dalla stessa precarietà della nozione di verità e della sua umbratile condizione ontologica nel moderno avanzato.

 

1] W. Benjamin I “passages” di Parigi, Einaudi, Torino 2007, p. 516
2] Alessandro Alfieri In Aperture, n. 28, 2012

 

Giorgio Linguaglossa

Lucio Mayoor Tosi

 

 

 

Citazioni di Jacques Lacan, Giorgio Linguaglossa, Vincenzo Vitiello, Pier Aldo Rovatti

 

Il soggetto è quel sorgere che, appena prima,
come soggetto, non era niente, ma che,
appena apparso, si fissa in significante.

L’io è letteralmente un oggetto –
un oggetto che adempie a una certa funzione
che chiamiamo funzione immaginaria

il significante rappresenta un soggetto per un altro significante

J. Lacan – seminario XI

*

L’«Evento» è quella «Presenza»
che non si confonde mai con l’essere-presente,
con un darsi in carne ed ossa.
È un manifestarsi che letteralmente sorprende, scuote l’io,
o, sarebbe forse meglio dire, lo coglie a tergo, a tradimento

G. Linguaglossa

Il soggetto è scomparso, ma non l’io poetico che non se ne è accorto,
e continua a dirigere il traffico segnaletico del discorso poetico

G. Linguaglossa

La parola è una entità che ha la stessa tessitura che ha la «stoffa» del tempo

G. Linguaglossa

La costellazione di una serie di eventi significativi costituisce lo spazio-mondo

G. Linguaglossa

Con il primo piano si dilata lo spazio,
con il rallentatore si dilata e si rallenta il tempo

G. Linguaglossa

Con la metafora si riscalda la materia linguistica,
con la metonimia la si raffredda

G. Linguaglossa

.

Non l’atto è prima della potenza, non l’essere è prima del possibile,
ma questo – il possibile, il possibile non la potenza –
è prima del mondo, della vita, dell’essere.
“La possibilità più in alto della realtà” mette in giuoco tutto…

*
Il più grande pericolo del pensiero è – il pensiero.
L’onnifagia del pensiero. Là più pericolosa, dove si cela.

*
il linguaggio di Celan sorge quando il linguaggio di Heidegger muore,
volendo dire che il linguaggio della poesia – della ‘nuova’ poesia –
può sorgere soltanto con il morire del linguaggio tradizionale
che la filosofia ha fatto suo, o – forse – che si è impadronito della filosofia

Vincenzo Vitiello

L’evento è prima dell’essere, è più antico e originario dell’essere.
E questo dipende da quello come la possibilità
viene prima dell’evento e lo fonda

G. Linguaglossa

L’enigma non può essere sciolto con un atto di padronanza categoriale
ma può solo essere percorso

Pier Aldo Rovatti

Giorgio Linguaglossa

Anna Ventura


28 aprile 2017 alle 16:59 Modifica

 

Questo articolo era necessario, contestualizza il frammento e, di conseguenza, mette in chiaro che la Nuova Ontologia Estetica non sta inventando nulla che non sia già nella realtà. Si potrebbe aggiungere che gli autori NOE sono forse i primi ad aver focalizzato la loro attenzione sulla percezione del frammento come forma-pensiero.
Ne deriva un nuovo e diverso modo di concepire la poesia. Bisogna però riconoscere alla critica – a Giorgio Linguaglossa – il merito di aver messo la chiarezza necessaria in autori che già andavano in questa direzione, individualmente e, diciamolo, senza tante speranze di poter essere capiti nel giusto modo.
A Enrico Castelli Gattinara, che ringrazio per l’esauriente excursus sul frammento, vorrei dire che le esperienze artistiche del novecento, in particolare quelle prese in esame (Mimmo Rotella) si muovevano con altri intendimenti, perlopiù dovuti al sentimento di modernità che ha segnato il secolo scorso. Fino alle macerie. Ora non si tratta di lavorare creativamente sui reperti ma di crearne appositamente di nuovi. E’ questa la luce che sta animando le poesie di Gino Rago, per dire forse del più classico tra i nuovi autori NOE, di Mario M. Gabriele che i reperti li usa come gomma da masticare… il pensiero arioso di Steven Grieco mentre che si libera dai secoli, e lo stesso Giorgio Linguaglossa, di pensiero-in pensiero. Sembra di assistere a un’evasione in massa, se non dalla galera, dal retrobottega di tanta tradizione resa asfittica dalla ripetitività nonché dal mondo che sta guardando altrove, in evidente trasformazione del proprio DNA. L’impresa è disperata e lo si sente quasi in ognuna di queste nuove poesie.

In pittura io lavoro con quei “mattoni, destinati a diventare muro, precariamente accatastati” per dirlo con le parole di Castelli Gattinara. Ma sono mattoni nuovi, creati apposta per costruire qualcosa che non so nemmeno io quando inizio; li creo singolarmente, uno ad uno e poi li accosto; vedo quel che potrebbe accadere, quale narrazione ne può derivare; lascio aperti i significati; dormo, aspetto e poi aggiusto. E’ un’invenzione continua. Alcune opere finiscono, e allora ci metto un titolo – Freezer, Pablo… delle sciocchezze, dei nomi, mai dei concetti, tutt’al più un verso breve – altre opere sono destinate a restare aperte a infinite altre possibilità di accostamento.

Ringrazio Giorgio per averne esposta qualcuna su questa pagina. Ne approfitto per invitare i lettori a venirmi a trovare alla prossima mostra che farò a Milano, in via Savona 99. Dal 2 al 10 maggio prossimi.

 

 

Giorgio LinguaglossaGino Rago

 

  • Gino Rago

28 aprile 2017 alle 18:46 

Lodi al frammentato excurs sul frammentismo di Enrico Castelli Gattinara e alle venature sociologiche, musicali, artistiche della sua relazione.

E nulla da aggiungere all’acutezza dei commenti di Francesca Dono,di Costantina Donatella Giancaspero, di Mario Gabriele, di Lucio Mayoor Tosi, di Luciano Nanni e dello stesso Giorgio Linguaglossa che instancabilmente adocchia, sceglie e propone relatori e relazioni a hoc rispetto alla economia estetica della NOE che ormai, piaccia o no, è una realtà poetica in cammino e ben riconoscibile nel nostro panorama poetico.
Dunque, i poeti della NOE che si muovono nello Spazio Espressivo Integrale mai più – con Mario Gabriele a più riprese lo abbiamo fermamente sostenuto e quasi urlato – devono avvertire il benché minimo bisogno di doversi giustificare nei riguardi di nessuno dei vari sabotatori o guastatori d’assalto i quali, lungi dal bonificare presunti campi minati, saltano l’uno dopo l’altro sulle mine antiuomo che pretendevano di bonificare…

Piuttosto, voglio esprimere la mia totale adesione agli esiti dei cromatismi della ricerca d’arte di Lucio Mayoor Tosi, al suo modo di combinare le “tessere” dei suoi mosaici postmoderni nei quali l’osservatore ( o il fruitore ) gioca un ruolo attivo, potendo a sua volta ri-combinare le stesse tessere, senza alterare la generale economia estetica dell’opera d’arte.

Ri-propongo per l’interpretazione dell’arte tosiana questa sorta di “manifesto”, sintetizzato così:

 

Filosofia del frammentismo”: verso una nuova Estetica nella ricerca artistica di Lucio Mayoor Tosi 
( Moonlight, Composizione in rosso ruggine, altre composizioni)

 

– L’arte di Lucio Mayoor Tosi, in quanto complesso fenomeno artistico-filosofico-edonistico-sociale, è rivolta verso forme giocose, disgiuntive,
dislocate, indeterminate.

– Questa stessa arte va verso una poetica di frammenti e fa di una
ideologia della frattura e di una volontà di disfacimento le basi delle
artistiche invocazioni di silenzi, ma senza esclusioni delle antitesi
e dei contrari.

– I segni dello sfacelo sono la cifra di autenticità dell’arte contemporanea.

– Dalla ‘morte di Dio’ e dalla crisi della visione platonico-cristiana, l’arte contemporanea registra la fine del ‘centro’ e della verità dogmatica, con la conseguente deflagrazione del senso.

– L’arte contemporanea assume il ‘frammento’ come sigillo nella condizione attuale del mondo e della moltiplicazione della prospettiva.

– Il ‘frammento’ è l’intervento della morte nell’opera d’arte.

– La filosofia del ‘Frammentismo’ non è una tecnica ma è la visione del mondo dell’Artista.

– Il ‘frammento’ quindi è nella nuova estetica la Weltanshauung dell’artista, da tradurre in opera d’arte. Anzi, ne è lo stato d’animo
e il modo stesso dell’artista di sentirsi egli stesso “frammento” nel mondo.

– Il ‘Tutto’ è ormai frantumato, disperso. Può essere ritrovato soltanto in forma di frammento.

– Il frammento, dunque, come parte del ‘Tutto’, ma come parte compiuta e finita.

– Pertanto, spostando nell’opera su una tela un frammento da una posizione a un’altra, l’economia estetica generale dell’opera rimane intatta, inalterata.

– L’Opera nell’arte contemporanea fondata sulla filosofia del frammento annulla l’effetto d’ogni dislocazione sulla tela d’un frammento da un punto a un altro e conserva inalterata tutta la sua resa estetica poiché tale filosofia assume l’assioma che ‘ogni frammento contiene in sé il tutto disgregato’. Da qui il dolore nell’arte contemporanea frammentata.

– Non l’arte contemporanea è in crisi ma è la crisi nell’arte contemporanea. Ciò impone un rapporto nuovo tra arte e società.

 

 

 

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