Ivo Hadzhiyski Poesie epigrammatiche (inedite in italiano) Traduzione dal bulgaro di Evelina Miteva, Riccardo Campion e Emilia Mirazchiyska con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

Giorgio Linguaglossa

Ivo Hadzhiyski nasce nel 1967 a Dupnitza (Bulgaria) e vive a Sofia. Si è laureato in filosofia alla Sofia St. Kliment Ohridski University. Oltre a essere editore di poesia nonché consulente antiquario per antiche edizioni, si occupa di traduzioni verso il bulgaro. Dal 2014 è il responsabile della Collana Bianca delle Edizioni Scalino di Sofia. Fotografia dell’autore di Emilia Mirazchiyska.

Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

È ovvio, un discorso poetico implicito nasce perché non può essere reso esplicito, e non può essere esplicitato perché c’è un «ostacolo» che impedisce al discorso di divenire esplicito, perché è venuto a mancare un «basamento» sul quale poggiare la tranquillizzante poesia dell’«io». E allora si pone il problema di sapere che cos’è che impedisce al discorso poetico di tornare ad essere esplicito, cos’è che impedisce al discorso poetico di essere «comunicazione». Il fatto è che oggi tra la «comunicazione» del linguaggio relazionale e la «comunicazione»  del discorso poetico si è stabilita una, diciamo, incomunicabilità, una inimicizia, si è aperto un abisso. Per troppi decenni la «comunicazione» del discorso poetico ha tentato in tutti i modi di corteggiare ed imitare la comunicazione di tutti i giorni, errore denso di conseguenze che ha attecchito la poesia costringendola ad imitare il linguaggio di tutti i giorni.  Mi spiego con un esempio: oggi il linguaggio epifanico, mettiamo, di un Ungaretti è caduto in disuso perché quell’epifania è stata defenestrata dalla moltiplicazione dei messaggi pubblicitari e dalla merceologia delle merci; dove c’è pubblicità e merceologia e spot non vi può essere alcuna epifania se non quella dozzinale della letteratura di intrattenimento. Credo che il nesso sia lampante. Interi generi poetici oggigiorno vengono «dismessi», diventano oggettivamente obsoleti non per questioni di stile o etiche o estetiche ma perché la storia li ha messi nello sgabuzzino del rigattiere a fare funghi. Molta poesia degli ultimi decenni paga lo scotto di essere decorativa e nulla più, si limita a decorare la comunicazione con fraseologie eufoniche.

La poesia di  Hadzhiyski è consapevole dello scenario della crisi della centralità dell’io nella poesia occidentale contemporanea, e da qui si dispiega fra i bordi e gli orli che delimitano le varie discipline; una poesia che sconfina in fisica, filosofia, psicologia, estetica, epistemologia, pratiche artistiche, pratiche scientifiche.

Hadzhiyski ci dice che non dobbiamo sgomentarci a causa dello spaesamento indotto dalla de-centralizzazione, anzi ‘a-centralizzazione’ del soggetto, dell’io, rinvenibile quasi contestualmente nella letteratura e nell’arte più evoluta di oggi, nella filosofia, nelle discipline scientifiche, e ci invita a cogliere tutto ciò come una preziosa occasione per individuare e nutrire grandi potenzialità innovative, impensati percorsi di ricerca.

Rivoluzione ‘a-centrica’ (prendo in prestito questo termine da Enrico Castelli Gattinara), Hadzhiyski ci dimostra che si può avere una prospettiva ‘de-centrata’ (il soggetto è ancora lì a far valere le sue istanze dogmatiche, sia pure in un rapporto dialettico con un altro da sé), che c’è una prospettiva ‘a-centrata’, dove il focus non si sposta da un centro ad un altro, ma dove  sono presenti molteplici incroci da cui si distendono vie di incessante flusso esperienziale.

Giorgio Linguaglossa

Ecco perché Ivo Hadzhiyski impiega esclusivamente il discorso dell’implicito, perché là fuori il discorso dell’agorà mediatica è ingombro di masserizie del politico, del mediatico e del prossemico, ci sono miliardi di parole «chiare» che aspettano il teleutente all’amo della propria chiarezza e politura poliziesco-mediatica. Ecco perché la poesia di un poeta di oggi non può che impiegare, se vuole difendersi dalle aggressioni della poesia qualunquoide e telematica, il discorso eterodiretto, ovvero, il discorso dell’implicito.

Un poeta del calibro di Ivo Hadzhiyski sa tutto ciò, anzi, credo che lo dia per scontato. Prende il discorso da un punto lontanissimo, e poi, per vie tutte sue e imperscrutabili, sbroglia la matassa a suo modo,  lo prosegue a zig zag, va da Fibonacci, passando per Leibniz e Keplero e arriva alla partita a scacchi di Geller contro Fischer; c’è un filo rosso che congiunge tutte queste cose, un filo rosso che soltanto l’autore sa e il lettore viene tenuto al guinzaglio delle ubbie e delle idiosincrasie scrittorie del poeta.  E già, il poeta, altra questione davvero spinosa. Dove mettere il poeta? Come leggere la sua poesia?  Della parola armonica ed eufonica oggi ci sono rimaste le ceneri. Ecco come si esprime ironicamente Ivo Hadzhiyski:

la teoria dell’armonia nell’arte
l’avevo trovata in un passo di Keplero
citato da Geller…

È chiaro qui il sarcasmo del poeta bulgaro verso il concetto di «armonia» e di «eufonia» di certa poesia moderna, con tutti i suoi annessi e connessi; concetto aulico, nobile, sublime, religioso, ma oggi, purtroppo, relegato in soffitta tra le masserizie e le suppellettili delle «cose» che la civiltà tele mediatica ha posto in disuso. Perché in realtà di questo si tratta, Ivo Hadzhiyski scrive  la poesia che un poeta di rango oggi può scrivere, una poesia lontana mille miglia da ogni concetto di utenza telefonica, tele mediatica, di udienza tele politica, di «armonia» e di altri ammennicoli  che stanno «sulla ruota panoramica che gira», quella medesima ruota panoramica che stritola interi generi poetici e intere generazioni di poeti minori e li relega nella soffitta degli oggetti a perdere e del dejà vu. Il sarcasmo e l’ironia sopraffina di Ivo Hadzhiyski si mostra sempre in diagonale, a spezzare il ritmo certo non rutilante della sua esposizione introversa:

…se il passato è infinitamente grande
e se il futuro è infinito,
e se ci troviamo nel mezzo tra l’infinitamente lontano
e l’infinitamente vicino,
allora nessuno vive in un giorno preciso in un posto preciso.

Il poeta bulgaro si rivela essere un poeta raffinato e introspettivo, che impiega la lente di ingrandimento e il cannocchiale, gli strumenti di Galileo, per meglio mettere a fuoco la condizione esistentiva degli umani di oggi. Come si può notare, qui non ci sono le inutili topologie urbane di cui abbonda una certa poesia italiana, non ci sono manierismi stilizzati, descrittivismi e le banalità della poesia commento oggi di moda. Sono convinto che la poesia di Ivo Hadzhiyski, così cerebralmente complessa e contraddittoria, conquisterà i suoi lettori in un futuro prossimo venturo.

Un mito muore o diventa un poema
o diventa storia – proprio dalla nostra storia.

Giorgio Linguaglossa

Backstage del Commento

Recentemente, Donatella Costantina Giancaspero mi ha rivolto la seguente domanda:

Domanda: Tu hai scritto:

«Il linguaggio è fatto per interrogare e rispondere. Questa è la verità prima del Logos, il quale risponde solo se interrogato. Noi rispondiamo attraverso il linguaggio e domandiamo attraverso il linguaggio. Il nostro modo di essere si dà sempre e solo entro il linguaggio».
E fai un distinguo, affermi che il linguaggio poetico del minimalismo romano-lombardo si esprime mediante il linguaggio dell’esplicito, un linguaggio esplicitato (hai fatto più volte i nomi di Vivian Lamarque, Valerio Magrelli, Valentino Zeichen, etc.) tramite la forma-commento, la poesia intrattenimento, la chatpoetry, la forma che vuole comunicare delle «cose»: tipo fatti di cronaca, di politica, insomma, fatti che hanno avuto una eco e una risonanza mediatica. Puoi portare un esempio di poesia non appartenente a questi tipi di scrittura che oggi vanno molto di moda?

Risposta: Interrogando il logos il poeta ci dice che interrogare significa domandare. L’uso del linguaggio, implica l’interrogatività dello spirito, è atto di pensiero. Lo spirito abita l’interrogazione. Non era Nietzsche che diceva che «parlare è in fondo la domanda che pongo al mio simile per sapere se egli ha la mia stessa anima?». La questione del Logos poetico ci porta ad indagare il funzionamento interrogativo del linguaggio. Anche quando ci troviamo di fronte a sintagmi impliciti, il poeta risponde sempre, e risponde sempre ad una domanda posta, o quasi posta o a una domanda implicita. Nella risposta esplicativa il poeta introduce sempre uno smarcamento, una nuova istanza che solleva nuove domande-perifrasi alle quali non può rispondere se non attraverso un linguaggio-altro, un metalinguaggio.

Giorgio Linguaglossa

 

*

Poesie epigrammatiche
(inediti)
Traduzione dal bulgaro di Evelina Miteva

  
Отразяк

Свършвайки вече с това, което казах
пред голямата поставка за плодове
обърната с лице към Лайбниц
като чаша, превърната в клетка –
е, не бе в контрапозиция
нали е с разпределена граница,
но цялата процедура ми се стори незавършена,
което си беше един своебразен маньовър:
този образ се загнезди в мисълта ми
и ми напомни, че
теорията за хармонията в изкуството
я намерих у пасаж на Кеплер
цитиран от Гелер, който се чудел
какво да отговори на 20. а3 –
и което, остаряло или не
кара човек да трепне
сред несигурното виене на свят
изпитвано от всеки, качил се на виенско колело
кръжащо през неясната цялост на небе
размазано в цветни петна
от скоростта на светлината,
и, сияещ, го скъсва от писък
пред сецесионови здания
под кореопсиси в каменни вази по тротоарите
които свършват със запалени светлини над главата,
и вероятно, свършва доста преди мен
така, както започнах

Ето партията Фишер – Гелер, играна през есента на 1967 г. в Скопие, която в позицията на диаграмата белите губят. Два часа след партията на Фишер му хрумва етюдния път към победа: 20. Дф4


Ritaglio

Finendo già con ciò che dicevo
davanti alla grande fruttiera
rivolta verso Leibniz
come un bicchiere, trasformato in gabbia –
comunque non era una contrapposizione
non c’era forse un limite assegnato,
ma l’intera procedura mi sembrava incompiuta,
un fatto in sé che era già una singolare manovra:
questa immagine si annidò nel pensiero
e mi ricordò che
la teoria dell’armonia nell’arte
l’avevo trovata in un passo di Keplero
citato da Geller* quando non sapeva
cosa rispondere al 20.
а3 –
e questo, anche se di vecchia data,
fa sì che a uno vengano i brividi
tra le incerte vertigini
che prova ciascuno a salire sulla ruota panoramica
che gira nell’intero oscuro di un cielo
spalmato in macchie colorate
dalla velocità della luce
e, sorridente, lo spacca di grida
davanti alle palazzine dell’epoca della Secessione
sotto le coreopsideae nelle fioriere di pietra sui marciapiedi
che finiscono con le luci accesi sopra le teste
e, forse, finisce molto prima di me
così, come sono iniziato.

* Geller gioca contro Fischer nell’autunno 1967 a Skopje. Nella posizione citata i bianchi perdono. Due ore dopo la fine della partita Fischer si rende conto quale avrebbe dovuto essere l’étude vincente: 20. Df4.


В императорската епоха

Траян е една огромна колона с множество барелефи
взета от земята и навита на спирала
воля за слава и воля за едно може би
защото сетивата знаят само това, което ги среща
въртят се около оста си – изразително или неочаквано
бивайки, несъвместими в себе си, по-добри от себе си.
Може би затова е толкова лесно да се направи понятието „число“
необходима е само една операция
и вече всичко се вижда като тъждествено, обратимо и
преносимо
и формите се отнасят помежду си като числа.
Съвършено битие! Всяко друго битие е тройно по-сетнешно от теб
по действие, по цел и превъзходство.
И никоя държава не трябва да се разрушава без необходимост!

Траян не е вписан във „Втората книга на диалектиката“ от 1556 г.
която отбелязва, че щом миналото е безкрайно много
и бъдещето е безкрайно
и щом сме на еднакво разстояние от безкрайно далечното
и безкрайно близкото
никой не живее в определен ден на определено място.


Nell’epoca degli imperatori

Traiano è una colonna enorme con tantissimi bassorilievi
presa dalla terra e avvolta a spirale
forse la volontà di fama e la volontà dell’uno
perché i sensi sanno solo quello con cui si scontrano
girano attorno al proprio asse – espressivi o inattesi
incongrui con sé stessi, migliori di sé stessi.
Forse per questo è così semplice creare la nozione di “numero”
ci vuole un’operazione sola
e già tutto sembra identico, reversibile e commutabile
e le forme si riferiscono tra loro come numeri.
L’essere perfetto! Ogni altro essere è tre volte più successivo di te
in atto, scopo e superiorità.
Nessuno stato deve essere distrutto senza necessità.

Traiano non è stato inserito nel Secondo libro della dialettica del 1556,
nel quale è scritto che se il passato è infinitamente grande
e se il futuro è infinito,
e se ci troviamo nel mezzo tra l’infinitamente lontano
e l’infinitamente vicino,
allora nessuno vive in un giorno preciso in un posto preciso.

Giorgio Linguaglossa



ХХХІV

Все пак се нуждаем от определени духовни и
телесни упражения в един момент и от
различни упражнения в друг момент

Игнацио Лойола в писмо до Франсис Боргия
Рим, 20 септември, 1548 г.



Коментарът винаги предполага добросъвестност“ написа Галина Гончарова
в едно непубликувано изследване „Еротика и Ренесанс“.
Без да избързвам с многото въпроси, без да повтарям статуквото, че
речта се образува от мисълта, но и мисълта се образова от речта
и образът е една идея по-добър отпечатък от предмета
(по-добър не само защото се различава от нощните бдения на
Бонаветура напр.
и от вълшебния свят на романтиците, в който човек намира утеха и наслада
както споменава още Хораций)
ще се върна към стария ред на Фибоначи –
мястото на кое и да е число се определя от
значението на предхождащите го две числа, които са с по-малък индекс.
Работата не е в това, че освен черно и бяло има и нещо цветно,
а че не може да се различи черно от бяло от цветно
да речем, защото в един израз от типа „Стъклото е еластично“
може да си помислиш „Стъклото е еластично, а не чупливо“
или „Стъклото, а не словото е еластично“.
Разбира се, това не е аргумент, т.е. не е задължаваща употреба
по-скоро е метафора, частно изказване, служещо общо взето
добросъвестно:
да бягам, ако ще ме чакат, да забравям, връзвайки тенекия
да нагазвам в спиращи дъха усещания, ако ще се вслушам в Архипиита Кьолнски
или да крада от силата на земята Антей без пръст да мръдна
Метаморфози, ІХ, 183
Един мит умира или като се превръща в поема
или става история – от нашата собствена история.



XXXIV

Abbiamo comunque bisogno di certi esercizi spirituali e fisici in un momento
e di altri esercizi in altro momento.

Ignazio di Loyola in una lettera a Francesco Borgia
Roma, 20 settembre 1548



“Un commento presuppone sempre conscienziosità”, scriveva Galina Gonciarova
in uno studio inedito su ”Erotismo e Rinascimento”.
Senza affrettarsi con tante domande, senza ripetere lo status quo
secondo il quale un discorso nasce dal pensiero, ma anche il pensiero nasce dal discorso
e l’immagine è di un soffio un’impronta migliore dell’oggetto
(migliore non solo perché è distinta dalle visioni notturne di
San Bonaventura, ad es.
e dal mondo magico del Romantici, nel quale uno trova consolazione e diletto
come menzionato già in Orazio)
e allora torno alla vecchia successione di Fibonacci –
la posizione di un numero qualsiasi si definisce tramite
la valenza dei due numeri precedenti con indice minore.
La storia non è quello che c’è oltre il bianco e nero o un qualcosa di colorato,
ma che sono indistinguibili il nero dal bianco dal colorato,
poiché, diciamo, in un’espressione del tipo “Il vetro è elastico”
si potrebbe pensare un “Il vetro è elastico e non fragile”
ma anche “Il vetro, e non il verbo, è elastico”.
Questo certo non è un argomento, cioè non è un uso inderogabile
ma piuttosto metafora, locuzione privata, che può servire, comunque
conscienziosamente:
scappare, se mi aspettano, dimenticare per fare bidone
guadare in sensazioni che mi tolgono il fiato, se ascolterò l’Archipoeta di Colonia,
o arraffare dal potere della terra Anteo senza muovere un dito
Metamorfosi IX, 183
Un mito muore o diventa un poema
o diventa storia – proprio dalla nostra storia.

Първа поява на Мария Куманката


Премрежваше очи така, сякаш

следеше с върха на пръста си избран контур на тялото

губеше го и го улавяше издълбан в колоните на двореца

носен с гласа на вятъра:

тази игра – красотата ѝ

Мраморният под режеше на квадрати сянката

редеше я

в мозаечния остър звук на виолите

Правеше крачка встрани или друга, към осветения пиластър

да премери колко още остава

до хоризонта – изплува или се скрива другият образ

в погледа


Поява

чиято съдба Христина Василева пееше

защото, помисли в миг, колко различен е животът наоколо

където птиците излитат право нагоре

странно, глъхнеше на ловджийски рогове гласът

странно, че той не е тук

 

La prima apparizione di Maria La Cumana

Socchiudeva gli occhi come per seguire

con la punta del dito un contorno lungo il corpo

lo perdeva e ritrovava scanalato nelle colonne del palazzo

trasportato nella voce del vento:

questo gioco – la sua bellezza

Il pavimento di marmo tagliava a quadrati l'ombra

la metteva in ordine

nel suono acuto di mosaico delle viole

Faceva un passo di lato o un altro verso il pilastro illuminato

per misurare quanto ancora mancasse

fino all'orizzonte – nello sguardo riaffiorava 

l'altra immagine


 Apparizione

della cui sorte Christina Vassileva cantava, 

perché quanto è diversa la vita intorno, pensò in un attimo:

 gli uccelli volano diritti verso l’alto,

che strano: si spegneva la voce dei corni da caccia,  

strano che lui non sia qui.

 

Смъртта и индукцията

 

Стоеше изправена, небрежно подпряна

на олтара в митрополитската църква на Самоков

(олтарните икони, изписани от брата на Захари Зограф също стояха)

такива, каквито я познават малцината дето

е канила на обяд в женския метох „Покров Богородичен“

с бяла дреха, изискана (чудно, че някои я намират отблъскваща)

и даже леко предизвикателна;

държеше тефтер, но не с оръфани страници,

мазен, като онези дето се подмятат из храмовете на Родос

и са пълни със списъци имена на оцелели от корабокрушение

(става въпрос за времето преди Иван Патев да издири архива на митрополит Доситей скрит в скрина зад олтара на църквата)

всъщност, държеше да си прави кефа и нищо чудно, че не записваше нищо

чакаше изглежда някой

очевидно смяташе да свърши работа преди отплуването на деня,

което обливаше в смут душите, отвикнали от работа.

 

La morte e l’induzione

Stava dritta e inerte, trascurata 

appoggiata all’altare della chiesa metropolìta di Samokov

(le icone d’altare dipinte dal fratello di Zaccaria, il pittore d’icone ci stavano anche loro)

tale come la conoscono quei pochi

che lei invitava a pranzo nel convento femminile “Coltre della Madonna”

in abito bianco, sofisticata  - strano che alcuni la trovassero disgustosa -

sembrava leggermente provocante

teneva  un libro con dei numeri, però non dalle pagine mangiate

consumato come quelli che si trovavano nei templi di Rodi

pieni con elenchi di nomi di sopravvissuti dei naufragi

(era molto prima che Ivan Patev trovasse l’archivio del metropolìta Dossiteo 

nascosto  nel cassettone nel presbiterio della chiesa)

voleva farsi piacere e non sorprendeva il fatto che non scrivesse nulla

sembrava che aspettasse qualcuno

ovviamente intendeva fare il suo lavoro prima che salpasse il giorno

che bagnava in perplesso le anime non avvezze al lavoro.

Traduzione di Emilia Mirazchiyska

Sposalizio del Mare


Хиподрумът на Константинопол е смълчан.

Крясъци на воините Христови

pour l'amour de Die

глъхнат в плячката.

Mult sages et mult preuz

казано от Вилардуен за Дандоло


Четирите коня преплуваха морето

и спряха неподвижни пред църквата


Гондолите, гондолите потъват


обелени кестени разпилени върху морската повърхност

букет рози в сребърна ваза

хиляда златни пръстена по дъното на Адриатика


Сълза по скулптурите на Лизип –

в очите на безсмъртните 

и в твоите очи, Ахиле...


Мартино да Канале с вкочанените ръце.

Sposalizio del Mare


Tace l’ippodromo di Constantinopoli.

Le grida dei soldati di Dio

pour l’amour de Die

si spengono nel bottino di guerra.

Mult sages et mult preuz

Dice Villehardouin in nome di Dandolo


I quattro cavalli hanno solcato il mare

e sono rimasti immobili davanti alla basilica


le gondole, le gondole affondano


ippocastani sgusciati e sparsi in mare

un mazzo di rose in un vaso d’argento

mille anelli d’oro sul fondo dell’Adriatico


Una lacrima sulle sculture di Lisippo –

negli occhi degli immortali

e nei tuoi occhi, Achille...

Martino da Canale con le mani intirizzite.

Traduzione di Riccardo Campion

 

Evelina Miteva è nata nel 1981 a VIlnius (Lituania), vive a Colonia (Germania) e lavora presso l'Università di Colonia. Ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia e storia della filosofia presso l'Università di Bari e di Colonia. Ha pubblicato traduzioni in bulgaro dal latino, inglese, tedesco e italiano. E' tra i curatori del giornale open access Philosophia 

 

 

Timber by EMSIEN-3 LTD