Mariella Colonna, POESIE SCELTE – Il tempo della rosa, Evelyn e il signor K si amano, Quando Evelyn fuggì, Gabriel da ieri è a Parigi, Commenti di Giorgio Linguaglossa, Gino Rago

Giorgio Linguaglossa

Mariella Colonna.  Sperimentate le forme plastiche e del colore (pittura, creta, disegno), come scrittrice ha esordito con la raccolta  di poesie Un sasso nell’acqua. Nel 1989 ha vinto il “Premio Italia RAI” con la commedia radiofonica Un contrabbasso in cerca d’amore, musica di Franco Petracchi (con Lucia Poli e Gastone Moschin). Radiodrammi trasmessi da RAI 1: La farfalla azzurra, Quindici parole per un coltello e Il tempo di una stella. Per il IV centenario Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina è stata coautrice del testo teatrale La follia di Giovanni (Premio Nazionale “Teatro Sacro a confronto” a Lucca), realizzato e trasmesso da RAI 3 nel 1986 come inchiesta televisiva (regia di Alfredo di Laura). Coautrice del testo e video Costellazioni, gioco dei racconti infiniti in parole e immagini (Ed.Armando/Ist.Luce) presentato, tra gli altri, da Mauro Laeng e Giampiero Gamaleri a Bologna nella Tavola Rotonda “Un nuova editoria per la civiltà del video” ha pubblicato, nella collana “Città immateriale ”Ed.Marcon, Fuga dal Paradiso. Immagine e comunicazione nella Città del futuro (corredato dalle sequenze dell’omonimo film di E. Pasculli), presentato nel 1991 a Bologna da Cesare Stevan e Sebastiano Maffettone nella tavola rotonda sul tema “Verso la città immateriale: nell’era telematica nuovi scenari per la comunicazione”. Nel 2008 ha pubblicato Guerrigliera del sole nella collana “I libri di Emil”, ediz. Odoya. Nell’ottobre 2010 ha pubblicato, con la casa editrice Albatros Dove Dio ci nasconde.  Nel febbraio 2011 ha pubblicato, presso la casa editrice. Guida di Napoli Due cuori per una Regina / una storia nella Storia, opera scritta insieme al marito Mario Colonna. Un suo racconto intitolato Giallo colore dell’anima è stato pubblicato di recente dall’editore  Giulio Perrone nell’Antologia Ero una crepa nel muro; nel 2013 ha pubblicato L’innocenza del mare, Europa edizioni; nel 2014; Paradiso vuol dire giardino, ed Simple; nel 2016 coautrice con il marito, pubblica Mary Mary, La vita in una favola.

Giorgio Linguaglossa


Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa: 
La Nuova poesia ontologica di Mariella Colonna

Nella poesia di Mariella Colonna si verifica lo spostamento del baricentro narrativo, dal tempo cronologico, (fondato sul presente, sull’«hic et nunc», assunto come unica realtà), ai tempi simultanei e compossibili. Si tratta di una scelta non da poco, per un duplice motivo. In primo luogo, per l’intrinseca labilità che sembra avere questa dimensione compossibile del presente, dove coesistono immagini e locuzioni che usiamo tutti i giorni quando parliamo del presente, dicendo usualmente che esso “passa”, “scorre”, “fugge” o, addirittura, “vola”; in primo luogo, il presente nella poesia di Mariella Colonna in realtà non esiste se non come compossibilità; in secondo luogo,  per la difficoltà che il pensiero filosofico e scientifico ha di confrontarsi con l’esperienza fenomenologica dell’immediato e con l’affermazione della «presenza».

Giorgio Linguaglossa
25 agosto 2017 alle 15.03

Cara Mariella,
leggevo questi tuoi versi:

Evelyn, personaggio di Mario Gabriele
adesso entra nella mia poesia
“perché” dice “non è opportuno
che una signorina resti sola nella poesia di un uomo…

E poi questi altri che rivelano una forza fantastica straordinaria:

“Mario ci ha presentate
nella sua ultima creazione poetica, ricorda?”
“Sì, certo! È un vero piacere, Evelyn, io sono Mary”
“Grazie… però senti… preferivo entrare
in quella poesia di Giorgio Linguaglossa
dalla finestra aperta… quella poesia
Mi piace di più della tua… e poi
questa volta voglio essere io il corvo!”

Qui di straordinario c’è che tu «confondi» personaggi reali (io, Mario, tu) con i personaggi delle loro poesie (Evelyn, Miss Swedenborg, il «corvo» Marilyn), con certe situazioni che si trovano in altre poesie («la finestra aperta»), a generare un senso di comunanza fratellanza e anche di coappartenenza, tu prendi tutto da tutti perché hai una dote rarissima: quella di non pavoneggiarti mai nel narcisismo dell’io e nella sostenutezza dei poeti letterati i quali sono notoriamente stitici ed alieni dall’ammirare le opere altrui. Tu, invece, hai questa dimestichezza con la leggerezza e un altruismo che ti rende poeta unica. Nella tua poesia c’è aria di libertà, una sfrenata libertà, la leggerezza della ingenuità (solo i veri ingegni sono ingenui!), c’è quella ironia che non vuole canzonare nessuno, che non si ammanta di un’aria di superiorità ma che vuole accompagnare il teatro del mondo con tutte le sue commedie, risibili, grottesche e tragiche…

«Evelyn», il personaggio di una poesia di Mario Gabriele,  è una megera, una giocatrice di tarocchi, abile nel gioco dei bari, abile nel gioco delle carte, «il Signor K.» è un personaggio di una mia poesia, è nientemeno che il diavolo in persona, quindi sono due «tarocchi», due mascalzoni che passano il tempo a brigare e a turlupinare gli altri commedianti della Commedia umana; anche il «corvo» è un’altra personificazione del Signor K., quindi è il diavolo in persona che si affaccia alla finestra e bussa con il becco educatamente sul vetro della finestra per poter entrare nell’appartamento. Insomma, sta di fatto che in questa poesia, come in tutte le altre tue, c’è una gran confusione: il mare si agita «con onde fino a tre metri»; e qui interviene sulla scena «Odette», la quale, da intelligente prosseneta, fa entrare «la giovane donna» «dalla finestra del corvo». Insomma, qui il lettore avrà capito che si sta in un mondo dove tutti gli eventi (reali e immaginari) risultano compossibili e partecipano ad un gran ballo in maschera, il ballo in maschera della «nuova ontologia estetica» la quale non contempla separazione di eventi: di qua il reale, di là l’immaginario, e di là il simbolico; di qua un poeta, di là un altro… tutti in rispettabili compartimenti stagni. Ecco, tutto ciò non corrisponde al vero, Mariella Colonna ha appreso subito il segreto dell’arte del mestiere: tutto comunica con tutto, ergo il poeta dovrà fare di tutto a rendere possibile che questo avvenga in piena libertà. E poi, addirittura, c’è un passo dove avvengono le presentazioni tra i vari personaggi usciti dalla fantasia di altri poeti che si incontrano e si fanno i salamelecchi, proprio come avviene nella vita di tutti i giorni, dove il falso si confonde con il vero e il posticcio con l’originale… se Mario Gabriele è un maestro nel gioco dei tarocchi (s’intende della poesia), è abile nel tenere segreto il segreto e nel propalarlo mediante argomentazioni paradossali e le metonimie. La sua è una poesia che ama il paradosso, anche Mariella Colonna è una ammaestratrice di serpenti, una pifferaia di flauti magici, lei ama giocare con i paradossi e le metonimie alla sua maniera, indisciplinata e frivola. Nella sua allegrezza senza scopo, ha preso in parola il motto dell’estetica di Kant secondo la quale l’arte è «finalità senza scopo».

Giorgio Linguaglossa
Gino Rago, grafica di Lucio Mayoor Tosi

Commento di Gino Rago

Dichiaro la mia gratitudine verso Costantina Donatella Giancaspero per l’arricchente occasione di ascolto delle meditazioni di Massimo Donà sulla aporia del tempo, sulla sua non abitabilità, sulla necessità di frammentarlo, sul suo lungo indugiare sull’idea agostiniana di passato – futuro – presente. Dunque, parola e tempo, poesia e tempo s’intrecciano inestricabilmente, come del resto L’Ombra delle Parole sta sostenendo fin dalla sua apparizione problematica e stimolante nel panorama della nostra letteratura. Anzi, lo stesso Giorgio Linguaglossa, ha collocato proprio il tempo al centro di quella sua folgorante intuizione ormai nota come «Spazio Espressivo Integrale», sulla cui importanza, anche nel campo degli esercizi di critica letteraria, mi sono sempre – fin dalla interpretazione della linguaglossiana “Preghiera per un’ombra” nel Laboratorio di Poesia – con entusiasmo espresso.

Ma non posso tacere su quell’idea di Massimo Donà, idea che mi ha fatto sobbalzare per la sua franca verità che contiene, secondo cui “I libri esistono per non essere letti perché i libri sono soprattutto una esigenza di chi li scrive… Poi si può verificare anche il miracolo che qualcuno li legga…”. Che aggiungere.

Trovo poi strepitoso per verità e pathos il commento di Mariella Colonna soprattutto in quel passaggio sull’analogia tra il crollo e lo sfarinamento dell’intero universo troiano e l’incenerimento quotidiano di questo nostro mondo che, così com’è, ci è toccato in sorte…Ma, e questo passaggio di Mariella Colonna lo trovo carico di rivelazioni, sopra di noi “splendono le stesse stelle che splendevano nel cielo sopra Omero…”. Bellissimo.

Giorgio Linguaglossa
Mariella Colonna, grafica di Lucio Mayoor Tosi

Poesie di Mariella Colonna

Il tempo della rosa

“Non vorrai scherzare col fuoco?” mi hai detto.

I quattro angoli della stanza
si unirono a quattro stelle
dell’Orsa Maggiore. Intorno tutto
prese una nuova posizione. I piatti
a tavola giravano velocissimi su se stessi
pronti a raggiungere la nostra base spaziale.

Il mio e il tuo “io”
disposti sugli assi cartesiani
della nuova dimensione nata
dai nostri pensieri in croce,
proprio nel punto zero.
Follia creativa
della luce”!
Volevamo cambiare il corso del tempo.
Sostituire agli attimi
le farfalle dei pensieri
e riempire lo spazio con il canto degli uccelli
per raggiungere la dimensione del volo
quando all’improvviso fiorisce
una rosa perfetta.
Si mette tra noi e lo spazio
tra noi e il tempo
tra te e me.

Quel fiore splendido, prepotente
aggressivo, quella regina di Bellezza
prende possesso della tua mente.

A me resta soltanto
la silenziosa carezza
del nulla,
ma dal nulla fiorisce l’universo.

Il nulla
è una rosa.

Quando Evelyn fuggì

dalla poesia di Mario Gabriele
il mare si agitò con onde fino a tre metri
vento e tempesta, ci furono terremoti
in varie parti della terra. Uno sconvolgimento
apocalittico mai avvenuto prima.
Poi tornò la calma e scese la notte,
ma soltanto perché la giovane donna Liberty
confessò ad Odette che la sua era una fuga d’amore.
Odette allora la fece entrare dalla “finestra del corvo”.

“Peccato, stavi così bene nella poesia di Mario!
Una vera signora del Destino. Sembravi felice…
Raccontami tutto.” “Adesso no, aspetta”
disse l’evanescente “sono troppo scossa.
Cerca di capire. Mi sentivo così sola”
la voce di Evelyn scorre lieve come un ruscello
“e poi amo questa casa con la galleria di quadri
…e poi” -la voce si fa profonda- “Il Signor K
mi fa impazzire” “Vieni, Evelyn, andiamo in galleria”
Incontrano il Signor K. Evelyn si appoggia al tavolo
si sente svenire: “Guardate il mare” grida “esce
dalla cornice del quadro!” il mare sta per travolgerla.
Il Signor K, il volto coperto da una maschera da Signor K,
accorre, la difende con il proprio corpo…il mare esce
dalla finestra, rumoreggiando. Scena di pura follia surreale
come in un quadro di Magritte, anche perché,
d’un tratto, è il sole a schizzare fuori dal quadro:
una palla di fuoco, che il Signor K non può trattenere,
a sua volta esce dalla finestra a velocità inimmaginabile
e si colloca al giusto punto del cielo: la notte diventa giorno
e fuori splende blu-cobalto il mare.

Entra in scena Lucio Mayoor. Odette dice,
ancora un po’ sconvolta: “Salutiamo l’autore
dei quadri viventi!”
“Veramente io vengo qui in qualità di poeta!”
“Ma come, Lucio” esclama Odette “non siete voi
l’autore di questo quadro?” “No cara Odette,
è Giorgio Linguaglossa!” “Il poeta?”
“E critico, sì proprio lui.” “Ma è anche l’autore
della poesia in cui ci troviamo?” “Più precisamente
della poesia nella poesia! sì, è proprio lui.”

Evelyn (tra sé). Che ci sto a fare io, qui? Il Signor K
non ha alcun interesse per me!
“Sbagliato! Io sono qui per voi. Evelyn.
“Come avete fatto a leggere nei miei pensieri?”
“Mia cara, qui tutto è possibile!”
I due si baciano e volano via dalla finestra
tenendosi per mano, come gli Innamorati di Chagall.
“Evelyn…che c’è? Mi sembri turbata. Non sei felice?”
“Vede, Signor K, lei mi piace molto ma…” “E allora, parla
Dimmi tutto..” “insomma, io, in realtà, io non la conosco,
non so chi è lei!”
Il Signor K si toglie la maschera da Signor K…
“E invece mi conosci! Sono Mario Gabriele,
colui che ti ha dato un nome!”
Mario Gabriele cerca di sostenere Evelyn
che svolazza verso il basso,scossa dalla rivelazione.

Alla fine caddero in mare. Quel mare che era fuggito
dal quadro di Giorgio Linguaglossa: tornò nella cornice
insieme a loro. E così fu ristabilito
l’ordine cosmolinguistico. Soltanto il sole
non volle tornare indietro, disse che di mari ce n’erano tanti
di soli uno (solo) e restò inchiodato in cielo
nella sua posizione di sempre.

[Tutto questo avvenne nella poesia di Mariella Colonna ispirata a poeti, personaggi e “cose” della storica NOE.]

Giorgio Linguaglossa

Evelyn e il signor K si amano,

lui dice di non essere Mario Gabriele,
ma il suo doppio in poesia.
Nessuno però gli crede.
La verità? Non vuole che si sappia
che è innamorato. “L’amore? Pura follia
roba da ragazzine di 15 anni”
Intanto qualcuno ha visto
che i due si guardano intensamente
da poesia a poesia.
C’è una finestra aperta
nei versi dove è stato invitato il signor K
dall’amico poeta Gi. Elle.
Da lì egli guarda con ansia
La propria poesia dove abita Evelyn.

Ma il mistero è questo:
perché il signor K (Mario G.?)
preferisce guardare l’incantevole Evelyn
dalla poesia dell’amico Gi. Elle.?
Forse è un trucco per non farsi riconoscere.
O forse un artificio sottile
per attirare Evelyn nella rete amorosa?
Lei si è vestita di luminoso color perla.
Si è messa una rosa tra i capelli.
Così anche la poesia ora è più bella.

Ma dove si incontreranno
i due teneri amanti?
In una poesia tutta nuova
o in un frammento
scritti per l’occasione
dal grande poeta signor K
o dall’amico Gi. Elle.
che amorevolmente lo ospita?
Oppure a metà strada, in un luogo impoetico?
Può darsi, ahimè, che non si incontrino mai
e che continuino ad amarsi per sempre da lontano.

Ma no!…Proprio adesso Evelyn è riuscita
A gettare la rosa nei versi di Gi. Elle.
e il signor K l’ha raccolta!
Ora K le scrive un biglietto.
Dove, dove trascinerai, Amore,
Evelyn e K che hai ferito
con la tua freccia infallibile?

Giorgio Linguaglossa

Piùcheframmenti epicolirici di
Mariella Colonna

Quando Evelyn fuggì

dalla poesia di Mario Gabriele
il mare si agitò con onde fino a tre metri
vento e tempesta, ci furono terremoti
in varie parti della terra. Uno sconvolgimento
apocalittico mai avvenuto prima.
Poi tornò la calma e scese la notte,
ma soltanto perché la giovane donna Liberty
confessò ad Odette che la sua era una fuga d’amore.
Odette allora la fece entrare dalla “finestra del corvo”.

“Peccato, stavi così bene nella poesia di Mario!
Una vera signora del Destino. Sembravi felice…
Raccontami tutto.” “Adesso no, aspetta”
disse l’evanescente “sono troppo scossa.
Cerca di capire. Mi sentivo così sola”
la voce di Evelyn scorre lieve come un ruscello
“e poi amo questa casa con la galleria di quadri
…e poi” -la voce si fa profonda- “Il Signor K
mi fa impazzire” “Vieni, Evelyn, andiamo in galleria”
Incontrano il Signor K. Evelyn si appoggia al tavolo
si sente svenire: “Guardate il mare” grida “esce
dalla cornice del quadro!” il mare sta per travolgerla.
Il Signor K, il volto coperto da una maschera da Signor K,
accorre, la difende con il proprio corpo…il mare esce
dalla finestra, rumoreggiando. Scena di pura follia surreale
come in un quadro di Magritte, anche perché,
d’un tratto, è il sole a schizzare fuori dal quadro:
una palla di fuoco, che il Signor K non può trattenere,
a sua volta esce dalla finestra a velocità inimmaginabile
e si colloca al giusto punto del cielo: la notte diventa giorno
e fuori splende blu-cobalto il mare.

Entra in scena Lucio Mayoor. Odette dice,
ancora un po’ sconvolta: “Salutiamo l’autore
dei quadri viventi!”
“Veramente io vengo qui in qualità di poeta!”
“Ma come, Lucio” esclama Odette “non siete voi
l’autore di questo quadro?” “No cara Odette,
è Giorgio Linguaglossa!” “Il poeta?”
“E critico, sì proprio lui.” “Ma è anche l’autore
della poesia in cui ci troviamo?” “Più precisamente
della poesia nella poesia! sì, è proprio lui.”

Evelyn (tra sé). Che ci sto a fare io, qui? Il Signor K
non ha alcun interesse per me!
“Sbagliato! Io sono qui per voi. Evelyn.
“Come avete fatto a leggere nei miei pensieri?”
“Mia cara, qui tutto è possibile!”
I due si baciano e volano via dalla finestra
tenendosi per mano, come gli Innamorati di Chagall.
“Evelyn…che c’è? Mi sembri turbata. Non sei felice?”
“Vede, Signor K, lei mi piace molto ma…” “E allora, parla
Dimmi tutto..” “insomma, io, in realtà, io non la conosco,
non so chi è lei!”
Il Signor K si toglie la maschera da Signor K…
“E invece mi conosci! Sono Mario Gabriele,
colui che ti ha dato un nome!”
Mario Gabriele cerca di sostenere Evelyn
che svolazza verso il basso,scossa dalla rivelazione.

Alla fine caddero in mare. Quel mare che era fuggito
dal quadro di Giorgio Linguaglossa: tornò nella cornice
insieme a loro. E così fu ristabilito
l’ordine cosmolinguistico. Soltanto il sole
non volle tornare indietro, disse che di mari ce n’erano tanti
di soli uno (solo) e restò inchiodato in cielo
nella sua posizione di sempre.

*

[Tutto questo avvenne nella poesia di Mariella Colonna ispirata a poeti, personaggi e “cose” della storica NOE.]

Giorgio Linguaglossa

Gabriel da ieri è a Parigi,

alla Sorbonne per un ciclo di conferenze.
Dibattito sulla Nouvelle Ontologie Esthétique.
Evelyn lo aspetta.
Adesso tutti sanno che la giovane donna
è segretamente innamorata del poeta
che ha fatto di lei un personaggio
misterioso e seduttivo,
estremamente sexy nella sua riservatezza.
Lei si compiace che i critici
parlino del suo fascino nei loro scritti,
ma ora rifiuta di abbandonare
la poesia di Gabriel per entrare da sola
in quelle dei poeti che la invitano
e la corteggiano.

È folle di gelosia: teme rivali,
personaggi femminili come Dafne,
la bellissima, scolpita da Bernini,
o quella, non trasformata in albero
nella poesia di Emme.Ci. dove vivo anche io,
Odette, la sua migliore amica
si è confidata e mi chiede se posso
aiutarla a recapitare una sua poesia all’amato Gabriel.
Anzi, chiede che scriva io la poesia,
perché, dice, sono più brava di lei.
In cambio, mi svelerà il segreto delle carte
e sulla mano sinistra leggerà il mio destino.
Ho deciso di accontentarla e scrivo:

“Ti sono grata, Maestro, a te devo la vita,
a te penso nella danza delle tue parole,
ma vorrei che la tua penna più a lungo
si fermasse a tratteggiare le mie movenze,
che seguisse il profilo delle braccia
la curva dei seni e quella delle labbra
la delicatezza dei fiori nella mia stanza.
Mio gentile poeta non puoi, dopo avermi creato
e amato, dopo i voli che abbiamo fatto, lasciarmi così.
Torna in te, portami con te,
au jardin de la Ville, offrimi un gelato, un Campari.

A Parigi, a Roma

Una piazza surreale a Parigi
prima d’oggi sconosciuta anche a me
con una scultura alla Dalì che la connota.
Innumerevoli orologi
in ordine irregolare quasi tutti con la stessa ora
o un’ora diversa per una minima differenza
di primi e di secondi: ore quindici e quarantotto
ore quindici e quarantanove, ore quindici nove primi
e dieci secondi, ore quindici e cinquanta…

Paris Paris! Le temps de Paris n’est pas le temps de Rome!
Il tempo di Roma a larghe ondate orizzontali,
lento e a tratti vorticoso come il fiume.
Passa, è passato, passato…passerà…
L’orologio di Roma è il sole, quando c’è.
C’è l’orologio interno in ogni cittadino romano

A Paris le temps est toujouor présent: toujour la joie, la Seine,
L’île Saint Louis, le mond des Chimères les couleurs de la vie!
Mais un mouvais jour arrive la mort.
Le temps s’arrête le présent s’arrête.
A la place des montres on peut voir le même heure:
Minuit.
A Paris è mezzanotte in tutti gli orologi.
Mezzanotte in punto.

 

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