Alfredo Rienzi Scelta di poesie e una Riflessione sulla nuova ontologia estetica con una risposta di Giorgio Linguaglossa

 


Giorgio Linguaglossa     Giorgio Linguaglossa

 

 

Alfredo Rienzi

Riassumo qui brevemente alcune caratteristiche dei linguaggi della «nuova ontologia estetica»:

“Frammento, frammentazione, de-simbolizzazione, disparizione dell’io, presenza della contraddizione, principio di contraddittorietà, principio di negazione, diplopia della identità, principio di incontraddittorietà, il paradosso, intemporalità, multitemporalità; inversioni spazio-temporali; mobilità degli investimenti linguistico-libidici; indipendenza dell’io dalla realtà esterna; il mondo esterno visto dal «tempo interno»; il «tempo interno» dell’io, il «tempo interno» delle parole; utilizzazione del punto nella orditura della sintassi, ritorno del rimosso, asse metonimico e asse metaforico…”.


(Giorgio Linguaglossa Ombra delle Parole, 29 ago 2017)

Caro Giorgio,


come sai seguo da tempo il tuo lavoro, di sentinella e di timoniere, fin dai tempi della Nuova Poesia Metafisica e di Poiesis. Ora, con interesse, ripagato come lettore con preziosi stimoli e molte sollecitazioni, seguo il dibattito sulla Nuova Ontologia Estetica.
Conosci bene anche il mio lavoro “appartato” che mi ha tenuto e mi tiene sempre poco incline a tuffarmi in correnti, scuole, manifesti e ad aderire profondamente e con costanza ad un modello stilistico o estetico (consapevolmente, almeno).


Ciò non mi impedisce, anzi, mi pare possa funzionare da lente neutra, di osservare lo sviluppo di rivoli, torrenti (e pozze e pozzanghere e paludi) nella poesia contemporanea, pur con i miei invalicati limiti di tempo e competenza. Così facendo, devo laicamente (come si usa adesso dire) confessare che alcuni dei testi più stimolanti li ho potuti cogliere in questo ambito. Dico di quelli di Steven Grieco-Rathgeb, di Mario Gabriele, degli ultimi tuoi e mi fermo qui per non fare obliante torto a nessuno. Testi nei quali mi appaiono chiari e netti molti di quegli aspetti che hai, per ultimi, didascalicamente e con (molto) ampio spettro, riassunto in uno degli ultimi articoli su L’Ombra. (Dove per altro ritrovo altri testi veramente pregevoli, come Le case di Anna Ventura, nei quali però mi pare meno netto il divario – anche contenutistico –con una poesia più lineare e perfino lirico-onirica).

 

 

Giorgio Linguaglossa

 

Giorgio Linguaglossa

Non sempre mi sono ritrovato d’accordo sulla, se ho ben compreso, sterilizzazione emozionale dei testi, ritenendo (e cercando di praticare), piuttosto, una domiciliazione distopica (anche un elenco telefonico può generare emozioni, forse anche commozione: provare per credere!).


E, ancora, le mie lotte nello svincolarmi da un dettato a fondo ritmico imparisillabico mi rendono affascinato dagli esiti di un verso libero e fratto, ma sostanzialmente incapace a praticarlo.

Mi pare un arricchimento del testo, per finire, quella mobilità linguistica e di registro stilistico nel singolo testo, perfino necessitante come sostiene un poeta appartatissimo e finissimo come il mio concittadino Franco Trinchero.


Ma veniamo allo specchio, che rimanda immagini interrogative più che assertive. Una riflessione auto-critica (quindi parzialissima) che chiede confronto. Nulla più.
Mi pare, volgendo lo sguardo ad alcuni dei miei lavori, sempre afflitti da un’ansia stilistica che mi ha finora impedito di riposare su un prodotto finito (e, un attimo dopo, credo moribondo…) che alcune o molte delle caratteristiche che citi le abbia spesso utilizzate, senza avere coscienza chiara di quanto fosse residuo epigonico neo o post-avanguardistico o quanto si ispirasse a una ricerca di un “nuovo estetico” (cui, invero, tu hai spesso accennato, senza che io ne cogliessi decentemente il senso), utilizzando ciò che ho variamente inteso come frammento, scarto temporale, inserti e lacerti metalinguistici e citazionali, ecc.. Molto è restato confinato in testi inediti o in una delle diverse produzioni minori o collaterali, ma talora è affiorato, anche nel recente Notizie dal 72° parallelo.

Più che offrire, quindi, un qualche reale contributo alla discussione sulla Nuova Ontologia Estetica, oltre queste poche righe, ti invio alcuni testi, interroganti. Non so quanto e come smarginino in o si infondano di quelle caratteristiche che eleggi a fisiognomica neo-ontologica. Sono, però, testi datati, scritti senza nessuna attuale (ri)taratura. Chiaro che non mi somministrerei mai un’emulazione scolastica, un esercizio “direzionato”, credo però che certe spore (suggestioni, influenze, appropriamenti) possano diffondersi, senza magari neanche tener conto, dello scorrere ordinato di cause ed effetti. Forse l’intera realtà in divenire somiglia più al caos spaziotemporale di certi testi della “nuova ontologia estetica” che all’ordinato racconto che ci illudiamo di governare.

 

Un caro saluto.

Alfredo Rienzi

 

 

 

Giorgio Linguaglossa

 

Giorgio Linguaglossa

 

 

replica di Giorgio Linguaglossa

caro Alfredo Rienzi,


è interessante questa tua testimonianza, la pubblicheremo senz’altro, con le poesie annesse… Ci tengo a dirti è che la NOE non è un salotto di letterati oziosi, non è un grimaldello che può aprire tutte le serrature, nel senso che se uno non ha talento è inutile che segua le «prescrizioni» NOE. Io preferirei piuttosto parlare di «piattaforma NOE», una «Cosa» in continua evoluzione, in continuo assemblaggio. Un fatto è dirimente, da lì non si può tornare indietro: bisogna decidere di abbandonare definitivamente il novecento con i suoi annessi e connessi. Il novecento italiano e, soprattutto, gli ultimi cinquanta anni di mediocre poesia italiana devono essere posti tra parentesi.

 

Se si prende coscienza di questa petizione di principio, allora si capirà meglio quello che i naviganti NOE stanno dicendo e facendo; se non si prende coscienza di questo «fatto», allora è inutile seguire i «precetti», anche perché di «precetti» validi per tutti non ce ne sono nella «nuova ontologia estetica»; quello che nella NOE invece c’è, è un nuovo modo di essere in poesia, è una rivoluzione copernicana rispetto alla poesia italiana degli ultimi cinquanta anni, tutta minoritaria (in Europa). Mi spiace dover essere così categorico, davvero, credimi, mi spiace dover irritare i letterati spocchiosi che scrivono «poesie» oggi in Italia, ma questa è la pre-condizione per accedere alla «piattaforma NOE» e pensare di scrivere come del resto scrivono i maggiori poeti europei di queste ultime decadi, quei poeti europei che abbiamo pubblicato nell’Ombra delle Parole…

 

Non ti nascondo che nutro qualche perplessità sulle poesie da te proposte, tranne la prima composizione, esse non lasciano presagire una nuova direzione di ricerca, che invece era presente nel tuo ultimo libro Notizie dal 72° parallelo(Joker, 2016), come mai? Tranne la prima, che prosegue il tracciato stilistico del tuo ultimo libro, le altre sono delle scritture diligentemente assemblate ma che non fuoriescono dalla cortina di nebbia della letteratura poetica oggi in vigore in Italia. Il problema, credo, è nello «sguardo», nelle poesie qui di seguito postate lo «sguardo» è frontale, cosa che produce «accecamento» della vista.

 

Giorgio Linguaglossa

 

Giorgio Linguaglossa

 

 

Scrive sul tema Lucio Mayoor Tosi:

 

A proposito del guardare «di sbieco» [della poesia di Donatella Costantina Giancaspero]:
Ho notato che nei sogni non esiste prospettiva, o meglio non esiste la nostra partecipazione alla profondità prospettica. Se ad esempio in un sogno ci trovassimo nel mezzo di una strada trafficata, non vedremmo le cose mutare camminando ma assisteremmo solo al cambio di immagini, cose e persone. Qualsiasi azione vorremmo compiere ci metterebbe a disagio, anche parlare. Al primo gesto cosciente che vorremmo compiere è assai probabile che ci sveglieremmo.
In effetti, anche nella realtà di tutti i giorni noi non percepiamo altro che la mutazione delle immagini; è come se non avessimo una percezione naturale della prospettiva, tanto meno della profondità e della lontananza.

 

Va ricordato che la prospettiva geometrica è stata inventata agli inizi del Rinascimento, quando ancora poche persone sapevano cosa fosse. Per molti si trattò di una specie di risveglio, un vero cambio di mentalità. Ma anche oggi, se viaggiando in automobile lungo l’autostrada fossimo coscienti di percorrere lo spazio in prospettiva, è probabile che andremmo a sbattere: sarebbe come assistere a quelle riprese televisive nelle gare di motociclismo o di Formula 1, dove la telecamera è montata sul veicolo. Tanto emozionanti.


Quello che ho scritto era nelle mie note di qualche giorno fa. Penso inoltre che ci sia un collegamento tra prospettiva (rinascimentale) e scrittura lineare. La scrittura lineare svolge lo stesso artifizio: è prospettica. Quindi sul piano della pura percezione, falsa. Il Rinascimento, al pari con il Barocco, è la base fondante della cultura e della mentalità italiana.
La NOE stabilisce altri criteri di percezione, spesso simili agli stacchi cinematografici. Trovo che questa modalità sia vicina alla percezione naturale di tutte le persone.

 

 

Giorgio Linguaglossa

 

Giorgio Linguaglossa

 

 

Poesie inedite di Alfredo Rienzi

 

(SUL LASTRICATO ZOCCOLI…)

 

Sul lastricato zoccoli. A San Savino
calessi agghindati.
Vieni.
Vieni in me, tra nuclei ed elettroni
ho distese di vuoti
che avrebbero reso folle 
il chierico di Montbéliard dai capelli arruffati 
prima ancora delle tenebre di Abcasia.

 

Una Giustizia dalle vesti rosse
e blu, la bilancia incerta, con spada 
argentina e obliqua intaglia nicchie
tabernacoli, nidi di neri capelli.
Lì, vieni
scura colomba, riposa,
dall’artiglio salva.

 

(2004-2006, inedita, esclusa nella versione edita di Custodi ed invasori)

 

 

(RICORDO SERE. USCIVI DAL CENTRO)

 

Ricordo sere. Uscivi dal centro 
interculturale e c’erano padri
in attesa di cogliere la goccia 
tiepida delle labbra 
biancheggianti di promesse

 

Il poeta è un fingitore diceva
il noto portoghese che fingeva
per due terzi per davvero, o forse
era vero così, tutto compreso.

 

Primi freddi dell’inverno:
tu correvi veloce per difesa

 

Una mano incerta un tizio incappucciato
ha biancamente scritto sull’asfalto

 

 

TI AMO COCCINELLA

 

con le O non chiuse bene, 
ma si sa, il cerchio è opera ardua
(è il segno che distingue l’artista dal cialtrone
e l’amore è opera d’eterno apprendistato)
l’equidistanza è pura teoria, 
pura teoria la coincidenza dell’inizio 
e della fine.

 

Ora qui Astrifiammante gorgheggia
da un hi-fi di qualità scadente
è evasa dalla notte e dal rosso
cupo dei sipari, sopravvissuta 
ai rulli ed ai vinili e vivrà oltre 
i discoidi in resina termoplastica
dal cuore laminare di metallo,
i pits e i lands, le fitte conseguenze
del primo teorema di Nyquist-Shannon.

 

Esisterà nelle materie quasi immateriali

 

(2006, inedita)

 

Giorgio Linguaglossa

 

Giorgio Linguaglossa

 

 

INCISO SUL CALZOLAIO DI GÖRLITZ

 

Era un’estate bianca e caldissima

da far venir male e male alle orecchie

 

(ma avevamo tutti da bere, al termine della nostra fatica…)

 

aspri riecheggiavano da lontani relativi
urla e sirene, boati troppo forti
battaglie senza vinti, morti senza guerre

 

di lì a poco prima il calzolaio di Görlitz
avrebbe appena enunciato la centosettantasettesima questione teosofica 
con voce bassa ma ferma, da muovere i fiori ad aprirsi
la legna a prender fuoco, per le falene grigie

 

(…e tutti, decisamente, troppo da mangiare)

 

un’altra volta ancora iniziavamo 
a morire, immobili come cembri,
fermi al bivio della sesta lama.

 

(2006/2008, in Notizie dal 72° parallelo, Joker, 2015)

 

 

SUL DESERTO DEL GOBI

 

Fu concepito durante l’unica fioritura di quegli anni.
Aperto uno stretto varco nel tempo,
l’artemisia absinthium accondiscese:
un punto deserto e imprecisato
(tra il meridione del Kherlen e le feroci distese
verso Sajandhulaan), ne accolse il fiato.

 

Poi non se ne seppe più nulla.

 

Amavamo affidarci a György Ligeti
Lux Aeterna ci univa
un poco, un poco solamente, sempre 
troppo poco. Sono forse i bisbigli
i gemiti più sofferti, le voci
di un piccolo dolore che vuole essere 
che vuole esistere oltre ogni possibile
medicamento che si fanno corda.

 

Anche di noi, dopo, 
non se ne seppe più nulla, 
ma dimmi
(tra il certo e il verosimile, tra il vero e l’incerto, tra il dogma
e quel minimo sorriso che non produce suoni):
se hai stretto tra le dita una costante,
l’aurea cifra, lo zero trascendente
tra il granello e il bambino delle stelle…

 

Io no, è evidente: starei qui, con una te qualsiasi
e immaginaria e Arvo Pärt e i suoi tintinnabuli
e google maps con cui sorvolo il Gobi
e quel dubbio, irrisolvibile e atroce
che neppure sa darsi forma e voce?

 

(2016/2017, inedita, in progress)

 

 

Giorgio Linguaglossa

Alfredo Rienzi in piedi e Giorgio Linguaglossa, Accettura, 13 agosto 2017

 

Alfredo Rienzi, nato a Venosa nel 1959, risiede dal 1963 a Torino, dove esercita la professione di Medico. Nel 1993 ha pubblicato Contemplando segni, silloge poetica vincitrice del X Premio “Montale”, in Sette poeti del Premio Montale, (Scheiwiller, 1993); i successivi volumi sono Oltrelinee (Dell’Orso, 1994) e Simmetrie, Pref. di F. Pappalardo La Rosa, (Joker, 2000), entrambi segnalati al Premio Montale sez. Editi, e Custodi ed invasori (Mimesis-Hebenon, 2005). I volumi citati sono in parte confluiti ne La parola postuma. Antologia e inediti, pubblicata da Puntoacapo Ed., Novi L., 2011, in quanto opera vincitrice del Premio Fiera dell’Editoria di Poesia (con pref. di G. Linguaglossa e postfazione di M. Marchisio)

 

L’ultimo volume in versi è Notizie dal 72° parallelo (Joker Ed., 2015, con pref. di D. Gigli e postfazione di S. Montalto). Dieci sue poesie sono presenti nella Antologia della poesia italiana contemporanea a cura di Giorgio Linguaglossa Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Roma, Progetto Cultura, 2016).

 

È presente in numerose antologie e riviste letterarie, con testi poetici e contributi critici; ed è inserito in varie Antologie critiche sulla poesia contemporanea (tra cui: G. Linguaglossa, La poesia italiana del tardo Novecento tra conformismi e nuove proposte, 2002, e La nuova poesia modernista italiana, EdiLet, Roma, 2010; S. Montalto, Tradizione e ricerca nella poesia contemporanea, 2008; L. Benassi, Rivi strozzati – Poeti italiani negli Anni Duemila, 2010; G. Lucini, Poeti e poetiche-I, 2012).

 

Ha partecipato alla traduzione di OEvre poétique di L. S. Senghor, in Nuit d’Afrique ma nuit noire – Notte d’Africa mia notte nera, Harmattan Italia, Torino-Paris, 2004, a cura di A. Emina. Come saggista ha pubblicato Del qui e dell’altrove nella poesia italiana moderna e contemporanea, Dell’Orso, 2011.

 

 

Giorgio Linguaglossa Giorgio Linguaglossa

 

 

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