Rossana Levati: Fattore Tempo e Fattore Spazio nella poesia di Gino Rago, Giorgio Linguaglossa, Giorgio Caproni, Zbigniew Herbert, Il frammento e la nuova ontologia estetica, con traduzioni delle poesie in inglese di Adeodato Piazza Nicolai


Giorgio Linguaglossa
Preferiva parlare a se stesso. Temeva l’altrui sordità

Due poesie di Gino Rago

Il Vuoto non è il Nulla

Preferiva parlare a se stesso. Temeva l’altrui sordità.
“L’intenzione dello Spirito Santo è come al cielo si vada.
Non come vada il cielo”.
(…)
A Pisa tutti tremarono.
Il poeta vero ama la nascita imperfetta delle cose. Come fu.
In principio… Il vero poeta lo sa.
E’ nei primissimi istanti dell’universo materiale.
Non c’è lo spazio. Non c’è il Tempo.
Non si può vedere nulla. Perché per vedere ci vogliono i fotoni.
Ma in principio i fotoni non ci sono ancora.
Né si può ‘stare’. Perché per stare ci vuole uno Spazio.
Nessuno può ‘attendere’ (o ‘aspettare’).
Perché per poter attendere o aspettare ci vuole un Tempo.
(…)
In principio. Nei primissimi istanti… È solo il Vuoto.
Il Vuoto soltanto che non è il Nulla. È un Vuoto zeppo di cose.
E’ come il numero zero. Lo zero che contiene tutti i numeri.
I negativi e positivi che sommati giungono allo zero.
In Principio… Nei primissimi istanti il Vuoto. E il Silenzio.
Ma il silenzio che contiene tutti i suoni. Il silenzio di Cage.
E l’universo materiale? Viene dalla rottura della perfezione.
(…)
È stata l’imperfezione a produrre questa meraviglia?
Sì. Il Tutto viene dalla imperfezione.
Ma i paradigmi nuovi faticano a lungo prima d’essere accettati.
Finché Luce non si stacchi dalla materia opaca.
Ma se la luce si distacca esistono i fotoni, il moto, l’attrito.
Il tempo e lo spazio. L’uomo che scrive la vita.
La poesia che scoppia dal vuoto che fluttua.

(apparsa su L’Ombra delle Parole del 9. 8. 2017)

Emptiness and Nothing

He preferred talking to himself. He feared the other’s deafness.
“The will of the Holy Spirit is like going to the sky.
It’s not as if the sky comes to you”.
(…)
In Pisa everyone trembled.
The true poet loves the imperfect birth of things. As it were.
The beginning…The true poet knows it.
It is in the very first instant of the material universe.
There is no space. There is no Time.
Nothing can be seen. Because to see, photons are needed.
But in the beginning there were no photons.
Nor can one ‘stay’. Because for staying, the Space is needed.
No one can ‘attend’ (or ‘wait’).
Because to be able to attend or wait, Time is needed.
(…)
In the beginning. In the very first instant…There is only Emptiness.
Only Emptiness which isn’t as Nothing. It is an Emptiness full of things.
It is like the number zero. The zero that contains all numbers.
The negatives and the positives that summed up make zero.
In the Beginning… In the very first istant Emptiness. And Silence.
But a silence containing all sounds. Cage’s silence.
And the material universe? It comes from the fragmenting of perfection.
(…)
Was it imperfection that created this marvel?
Yes. The Whole comes from imperfection.
But the new paradigms struggle at length before being accepted.
Until Light isn’t detatched from opaque matter.
But if the Light detatches itself, photons, motion, attrition exist.
Time and space. The Man who writes life.
Poetry that explodes from fluctuating emptiness.

(appeared on L’Ombra delle Parole on 9 August 2017)

Giorgio Linguaglossa

Cattedrale delle ombre 

[…]
Perché non è la notte
Che ti nasconde Dio. Sei tu che lo nascondi
Temendo l’ombra.
Tremando di paura di fronte all’infinito.

Se non pianti le parole come chiodi
Non sei poeta
Perché quelle parole se le prende il vento.

Se dici «morte» la falce si scatena.
Muore la Parola. Non soltanto il fiore.
Senza Parola in fiore tutto il mondo muore.

Ma se non sei poeta e nomini la morte
Muori solo tu.
Non varchi la soglia della cattedrale delle ombre.

Cathedral of the Shadows

[…]
Why is there no night
That hides God. It is you who hides him
Afraid of the shadow.
Trembling with fear in front of infinity.

If you don’t pound in words like nails
No poet are you
Since those words the wind swipes away.

If you say «death» a scythe goes wild.
The Word will die. Not only the flower.
With no Word as the blossoming flower, the whole world expires.

But if you are not poet and are naming death
You only die.
You won’t cross the threshold of the cathedral of shadows.

© 2018 English translation by Adeodato Piazza Nicolai of two poems by Gino Rago: Il Vuoto non è il Nulla and Cattedrale delle ombre. All Rights Reserved.

Giorgio Linguaglossa
Giorgio Caproni

Commento di Rossana Levati

Tornando a riflettere sulla specificità della poesia di Gino Rago Il vuoto non è il Nulla e su come in essa venga delineato in modo nuovo il fattore Tempo, il fattore Spazio e il cosiddetto “tempo interno”, credo possa essere utile un breve confronto con questo testo di Giorgio Caproni, L’idrometra.

Giorgio Caproni

L’idrometra

Di noi, testimoni del mondo,
tutte andranno perdute
le nostre testimonianze.
Le vere come le false.
La realtà come l’arte.

Il mondo delle sembianze
e della storia, egualmente
porteremo con noi
in fondo all’acqua, incerta
e lucida, il cui velo nero
nessun idrometra più
pattinerà – nessuna
libellula sorvolerà
nel deserto, intero.

La differenza più significativa tra i due testi non è nel fatto che Caproni si ponga come osservatore o descrittore di un futuro apocalittico, posto alla fine del mondo, in cui tutte le forme viventi o quasi scompariranno dalla terra e invece Rago si ponga in un certo senso all’origine del mondo.

Caproni, descrivendo una immaginaria fine del mondo, tanto ricorrente per altro nella sua produzione (Lasciando Loco o Dopo la notizia), traccia una linea del tempo assolutamente piatta, in cui il tempo rimane immobile, o meglio il lettore è proiettato dalla descrizione del poeta alla fine del tempo.
Il poeta è presente in un punto, all’estremità della linea del tempo, in cui si colloca anche il lettore, al suo fianco, e guai a spostarsi di lì! Non si vedrebbe più nulla, privati dell’occhio del poeta che si pone come detentore di una prospettiva di verità assoluta (siamo quindi ben lontani dal “frammento”): solo lui può dire cosa accadrà appunto alla fine dei tempi. Uno spazio identificato con il velo nero dell’acqua e solo con quello: anche in questo caso, uno spazio assolutamente statico e immobile; nessun «tempo interno» lo attraversa, nessuno scarto tra più direzioni del tempo; nessuna memoria del poeta che vada a incrociarsi con l’accaduto o con ciò che potrebbe accadere, con i ricordi o con la prospettiva di un futuro che si potrebbe capovolgere nel passato, come per esempio accade nei versi di Linguaglossa ispirati da

Giorgio Linguaglossa
Z. Herbert: Dove passerai l’eternità?

Non lo so. Forse tra la sabbia delle nebulose.

Zbigniew Herbert

Dove passerai l’eternità?
Non lo so. Forse tra la sabbia delle nebulose.

(1992-1998)

Giorgio Linguaglossa

Dove passerai l’eternità?
Non lo ricordo.
Forse l’ho trascorsa nella sabbia tra le meduse.
Nella nebulosa di Oort
a 140 miliardi di chilometri dal pianeta Terra.

(2018)

In questi versi futuro e passato si capovolgono; la fine del mondo potrebbe essere anche un nuovo inizio; il luogo può essere contemporaneamente tutti i luoghi, può essere sabbia di un mare pieno di meduse, può essere una nebulosa a miliardi di chilometri dalla Terra; potrebbe essere, come dice Rago, “un silenzio che contiene tutti i suoni” o “uno zero che contiene tutti i numeri”.

La poesia di Giorgio Caproni è semplicemente descrittiva, sia pure di una realtà immaginaria e magari collocata in un prossimo futuro; non suggerisce nulla, né tanto meno problematizza, pur presentando una situazione che di per se’ “è” un problema. Si potrebbe anche dire che in essa è tutto fermo (fermo il poeta, fermo il lettore, fermo il tempo, fermo lo spazio), o, usando un termine forse più denso, che tale poesia è poco “suggestiva” (nel senso che non ha nulla da suggerire) o poco “comunicativa”, nonostante voglia porsi come tale. Può solo essere letta e la funzione che si richiede al lettore finisce lì.
Ben altro è il discorso relativo per esempio alla poesia scientifica di Lucrezio, che apre un ventaglio di problemi alla mente del lettore, o la contemplazione dello spazio stellato della Ginestra di Leopardi (“e quando miro quegli ancor più senz’alcun fin remoti nodi quasi di stelle, ch’a noi paion qual nebbia…”).

Appunto nell’esempio di Linguaglossa riportato, o nella poesia di Rago, Spazio e Tempo non sono immobili né fermi per essere letti in una descrizione che non diventa mai comunicazione efficace, ma diventano un vorticoso e denso sistema dove il lettore, come anche il poeta, può continuamente spostarsi per trovarsi all’origine o alla fine del mondo, in questa o in quella galassia, nella sabbia o nello spazio, andando a rendere nella sua memoria, nel suo interno riflettere e problematizzare, lo spazio come un andirivieni vorticoso di luoghi e il tempo come un multiplo e contemporaneo passaggio di dimensioni.

Certo non c’è nessuna verità, apocalittica o meno da dichiarare, ma la poesia acquista in suggestività, in quanto lascia al lettore una molto più grande facoltà di essere completata da ciò che ogni lettore, con il suo personale “tempo interno”, può apportare ad essa e alla sua comprensione. Se a me per esempio quando la leggo vengono in mente i racconti delle Cosmicomiche di Italo Calvino o le descrizioni dello spazio di Giorgio Manganelli, ad altri potrebbero venire in mente altre letture o diversi modelli di comprensione del mondo: ma se la passività del lettore, nella lettura di Caproni, è totale e tuttavia, finita la lettura, non rimane neanche un brivido – forse appena una impercettibile desolazione – la poesia di Rago, come quella di Linguaglossa, non finisce affatto di sollecitare la riflessione del lettore al primo impatto, ma continua a suggerire direzioni ed indica una strada fertile, perché è proprio dalla rottura della perfezione che nasce la meraviglia, e “dal vuoto che fluttua” la poesia scoppia e potrà prendere mille strade, solo che il poeta scarti appena di lato e ci voglia indicare una galassia, un ruscello, un mare remoto, l’origine del tempo o la sua fine.

Per tornare a un’altra poesia di Rago, nella Cattedrale delle ombre si potrà “tremare di paura di fronte all’infinito” ma anche affrontare quell’infinito come una ricchezza. Ma questo, in fondo, lo potrà decidere anche il lettore, non trascinato nella sua tradizionale passività da un poeta che detti una verità indiscutibile, ma scegliendo e “facendo sua” la direzione che il poeta gli avrà saputo indicare, e accettando liberamente, in un certo senso condividendo e facendo entrare nella sua memoria-esperienza, una delle direzioni che il poeta gli avrà fatto intravedere, come quei “nodi di stelle” leopardiani.


Giorgio Linguaglossa
Fu allora che incontrai Dio alle porte di Persepolis.

E gli chiesi notizie intorno all’immortalità

Due poesie di Giorgio Linguaglossa

Il ritorno di Odisseo

(da Il tedio di Dio in corso di stampa)

Sono approdati a riva i naufraghi, gli straccioni.
Un cialtrone di nome Odisseo li comanda.
Sono fuggiaschi, disertori della guerra di Troia.
Omero non lo dice ma lo deduciamo noi
dalla lettura degli eventi.

L’isola sembra disabitata. Sterpaglie, stoppie, erica.
Sbarcano i greci.
Entrano incauti nel Palazzo, insondabilmente agitano le spade.
Vi abita Circe,
sorella di Eete re della Colchide e di Pasifae
moglie di Minosse.
Siede sul suo trono di quarzo.

La maga Circe li ha mutati in porci, leoni,
cani, uccelli dal becco ricurvo.
Tranne uno: Euriloco, il più bello.
Come sappiamo dal racconto di Omero,
il capo dei disertori, Odisseo, l’acuto,
con un raggiro l’ha fatta franca
ed è diventato suo amante…

La faccenda durerà fino al prossimo inganno,
al prossimo tradimento.
Tra i banditi corre voce che mediti
una nuova fuga, l’ennesimo raggiro, un’altra volgare truffa…
Dicono che attenda il giorno fausto
[al momento, le stelle non sono favorevoli
ed il plaustro non soffia ad occidente],
e che presto riprenderà il largo nel mare ondoso
per una nuova avventura.

Per adesso, Odisseo si è sistemato nell’isola di Ogigia
e amoreggia con la ninfa Calipso.
Fonti d’acqua limpida, prati fioriti, viti cariche
di grappoli di uva,
farfalle multicolori, uccelli canori…
Il disertore si riempie il gozzo di fagiani arrosto
e fichi secchi.
Si gode gli ozi di Ogigia.
Che fretta c’è?
Per tornare dalla vecchia Penelope,
c’è tempo.

The Return of Odysseus

(from God’s Tedium — soon to be published)

They have reached the shore the shipwrecked, ragged sailors.
A scoundrel called Odysseus commands them.
They are runaways, diserters from the Trojan War.
Homer does not say it but we deduce it
by reading the events.

The island seems deserted. Bushwoods, weeds, heather.
The Greeks land.
Carless they enter the Palace, with no sense they are waving swords.
Circe lives there,
sister of Eete king of Colchis and Pasiphae
wife of Minos.
He seats on his quartz throne.

The sorceress Circe has turned them into pigs, lions,
dogs, birds with crooked beaks.
Except one: Eurilocus, the most beautiful.
As we know from Homer’s tale,
the leader of the deserters, Odysseus, the shrewd one,
with a trick didn’t get trapped
and became her lover…

The story will last until the next trick,
the next betrayal.
Among the bandits the news is running he’s planning
a new getaway, the umpteenth trick, another vulgar swindle…
They say he’s waiting for the right day
[at the moment the stars are not favorable
and the breeze is not easterly blowing],
and soon he will swing wide towards the stormy sea
for a new adventure.

Odysseus, for now, has found home on the isle of Ogigia
and fools around with Calypsus the nymph.
Pure water springs, fields full of flowers, vines full
of bunches of grapes,
many-colored butterflies, singing birds…
The deserter fills his bellt with roasted fowls
and dried figs.
He enjoys the lazy time in Ogigia.
What hurry is there?
There is time
to return to old Penelope.

Marco Alvino Getulio

(da Il tedio di Dio in corso di stampa)

A Cartagine conversai con i filosofi cirenaici.
Sostenevano costoro che prolungare la vita
è un’empia stortura perché prolunga il dolore infinitamente
e moltiplica il numero dei morti.

Sostengono questi filosofi che occorre tagliare
al più presto il nodo della vita, dicono che non c’è altro modo
per vivere una vita intensa e bella.
Per tale ufficio Atropo è la dea scelta da Zeus
per dare agli uomini l’illusione dell’immortalità.

La loro tesi però non mi convinse. E cercai altrove.
Fu lì che decisi di consultare l’oracolo di Delfi,
ma il responso sibillino non mi piacque
e mi spinsi a sud del Pactolo sulle cui rive
vive il popolo dei garamanti che si nutre
di ecantorchidee e dell’ortica delle radure polverose.

Ancora più a sud c’è la Città degli Immortali
– mi dissero quei barbari –
E così mi inoltrai nel deserto dei gobbi.

Deformi dalla nascita suscitano in noi, uomini civili,
ribrezzo e recrudescenza.

Fu allora che fuggii da quelle lande desolate
e tornai tra le rive dell’Eufrate, tra i popoli che parlano la nostra lingua.

Fu allora che incontrai Dio alle porte di Persepolis.
E gli chiesi notizie intorno all’immortalità.

Marco Alvino Getulio

(from God’s Tedium — soon to be published)

In Carthage I conversed with the philosophers from Cirenaica.
They themselves-sustained that prolonging life
is a vile distortion since it prolongs pain without end
and multiplies the number of deaths.

These philosophers sustain it is necessary to cut
the knot of life as soon as possible, saying there is no other way
to live a full and beautiful life.
For that job Atropos is the goddess chosen by Zeus
so as to give men the illusion of immortality.

Their thesis however doesn’t convince me, And I searched elsewhere.
It was then I chose to consult the Oracle at Delphi,
but I didn’t like the sybilline reply
and I pushed on to the south of Patoclus on whose shores
live the Garmanti people who feed themselves
with ecantorchideas and stinkweeds from dusty plains.

Farther south is the City of the Immortals
–those barbarians told me–
And so I went into the desert of hunchbacks.

Deformed since birth they wake up, in us civil men,
repulsion and recrudescence.

It was then I ran away from those desolate lands
and went back to the shores of the Euphrates, among those who speak our own language.

It was then I met God at the doors of Persepolis.
And I asked him news about immortality…

© 2018 English translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem Il ritorno di Odisseo e  Marco Alvino Getulio by Giorgio Linguaglossa. All Rights Reserved.

Giorgio Linguaglossa

Giorgio Linguaglossa è nato a Istanbul nel 1949 e vive e Roma. Nel 1992 pubblica Uccelli e nel 2000 Paradiso. Ha tradotto poeti inglesi, francesi e tedeschi tra cui Nelly Sachs e alcune poesie di Georg Trakl. Nel 1993 fonda il quadrimestrale di letteratura «Poiesis» che dal 1997 dirigerà fino al 2005. Nel 1995 firma con Giuseppe Pedota, Lisa Stace, Maria Rosaria Madonna e Giorgia Stecher il «Manifesto della Nuova Poesia Metafisica», pubblicato sul n. 7 di «Poiesis». È del 2002 Appunti Critici – La poesia italiana del tardo Novecento tra conformismi e nuove proposte. Nel 2005 pubblica il romanzo breve Ventiquattro tamponamenti prima di andare in ufficio. Nel 2006 pubblica la raccolta di poesia La Belligeranza del Tramonto.

Nel 2007 pubblica Il minimalismo, ovvero il tentato omicidio della poesia in «Atti del Convegno: È morto il Novecento? Rileggiamo un secolo», Passigli, Firenze. Nel 2010 escono La Nuova Poesia Modernista Italiana (1980 – 2010) EdiLet, Roma, e il romanzo Ponzio Pilato Mimesis, Milano Nel 2011, sempre per le edizioni EdiLet di Roma pubblica il saggio Dalla lirica al discorso poetico. Storia della Poesia italiana 1945 – 2010. Nel 2013 escono il libro di poesia Blumenbilder (natura morta con fiori), Passigli, Firenze, e il saggio critico Dopo il Novecento. Monitoraggio della poesia italiana contemporanea (2000 – 2013), Società Editrice Fiorentina, Firenze. Nel 2015 escono La filosofia del tè (Istruzioni sull’uso dell’autenticità) Ensemble, Roma, e Three Stills in the Frame Selected poems (1986-2014) Chelsea Editions, New York. Nel 2016 pubblica  il romanzo rivisto 248 giorni Achille e la Tartaruga. Nel 2017 pubblica la monografia critica sul poeta  Alfredo de Palchi Quando la biografia diventa  mito (Progetto Cultura, Roma, 2017) e il libro di saggi Critica della ragione sufficiente (verso una nuova ontologia estetica) con Progetto Cultura di Roma.  Ha fondato la Rivista telematica  lombradelleparole.wordpress.com  – Il suo sito personale è: http://www.giorgiolinguaglossa.com – e-mail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Gino Rago nato a Montegiordano (CS) il 2. 2. 1950, residente a Trebisacce (CS) dove, per più di 30 anni è stato docente di Chimica, vive e opera fra la Calabria e Roma, ove si è laureato in Chimica Industriale presso l’Università La Sapienza. Ha pubblicato le raccolte poetiche L’idea pura (1989),Il segno di Ulisse (1996), Fili di ragno (1999), L’arte del commiato (2005). Sue poesie sono presenti nelle Antologie curate da Giorgio Linguaglossa Poeti del Sud (2015), Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Progetto Cultura, Roma, 2016). È membro della redazione dell’Ombra delle Parole.   Email:  This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Giorgio Linguaglossa

Rossana Levati è nata a Ravenna il 30/03/1963. Dopo gli studi classici, si è laureata in Lettere Moderne all’Università di Torino con una tesi in Letteratura Teatrale Italiana con il prof. Guido Davico Bonino.
Insegna Lettere al Liceo Classico “V. Alfieri” di Asti dal 1990; presso il Liceo astigiano ha contribuito, dal 1997 al 2012, alla organizzazione del Certame Alfieriano (una gara per studenti di tutte le scuole superiori italiane sulla interpretazione delle opere di V. Alfieri) e ha fatto parte della giuria.
Nella sua esperienza didattica ha sviluppato negli ultimi anni un particolare interesse per la persistenza del mito nelle letterature moderne e ha cercato soprattutto di seguire percorsi di raccordo tra le letterature greca e latina e la letteratura italiana ed europea moderna e contemporanea.
Ha realizzato nel corso degli anni diversi ipertesti su personaggi del mito (Antigone, Orfeo ed Euridice) e recentemente alcuni e-book sul personaggio di Elena e sull’Orestea; sta seguendo la produzione un e-book sulle Odissee moderne.

 

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