FRANCESCA  DONO - Poesie erotiche e pose plastiche da Fondamenta per lo specchio (Progetto Cultura, 2017) - Commento di Letizia Leone - Come  rimodellare la lingua dell’eros?

Giorgio LinguaglossaGiorgio Linguaglossa

 

Francesca Dono nasce a Reggio Calabria. Si laurea in Scienze Sociali poi si trasferisce a Milano dove vive e lavora. Scrive già a sei anni la sua prima poesia. Comincia a dipingere e fotografare all’età di sedici anni. La sua pittura spazia dal tradizionale al digitale. Tante le opere poetiche selezionate e inserite in varie raccolte ed antologie del panorama piccolo-editoriale nazionale.

Pubblicazioni sulla rivista «Odissea» di Angelo Gaccione – «Bibbia d’Asfalto»  e «Word Social Forum». Molti componimenti si sono classificati ai primi posti in vari concorsi tra cui: premio  internazionale Otto Milioni di Bruno Mancini,  premio internazionale “Terra di Virgilio” con critica di Enrico Ratti, premio “La Stampa ”con critica di Maurizio Cucchi, premio Speciale Presidenza  “Abbiate Coraggio di Essere Felici” di Antonella Ronzulli e Annamaria Vezio; premio “Internazionale Leopardi d’Oro” dell’Accademia Leopardiana di Reggio Calabria come  ambasciatrice  e procuratrice dell’Arte  e Letteratura Italiana nel mondo, premio MilaninSight, Concorso «Racconta la tua Milano».

Anche i dipinti sono stati inseriti in vari Cataloghi d’Arte tra cui il catalogo d’arte “ l’Elite”  anno 2013 e 2014, catalogo  d’Arte di Assisi e di Artelis di Reggio Calabria nel 2015. A Novembre 2015 edita la sua prima raccolta intitolata Tra l’Insionismo l’Inversionismo e il dialogo di Irda Edizioni”, ormai, fortunatamente introvabile. Nel 2017 pubblica con Progetto Cultura di Roma, Fondamenta per lo specchio.

 

 Giorgio Linguaglossa

 Francesca Dono, grafica di Lucio Mayoor Tosi

 

Commento di Letizia Leone

I versi di Francesca Dono si situano nell’orizzonte di un pathos corporale di straripante libertà. Una poesia che assommando su di sé il carico della rimozione storica di sessualità e corporeità femminili pare  voglia   riabilitarne la presenza nuda, e autenticamente sofferta/goduta, sulla scena del verso. Sessualità nuda di tutto l’armamentario retorico del languido erotismo sentimentale, della liturgia obsoleta delle cinquanta e più sfumature che svelano ad ogni ansito il kitsch stilistico della vulgata di un genere tra i più logorati.

L’autrice senza cerimonie attacca direttamente la materia organica da trattare, il sesso e la carne, e   alla secretissima camera del cuore sostituisce lo spazio privato delle manovre erotiche, il montaggio e il rimontaggio dei primi piani carnali esibiti senza più i veli retorici delle parafrasi.  Anzi qui metafore e parafrasi, utilizzate come iperboli, servono ad amplificare le inquadrature sempre più vicine al codice pornografico. In questi versi un immaginario a luci rosse viene elevato a categoria estetica, l’osceno in tempi di pornografia di massa colonizza, al ritmo frammentato di spezzoni hard, il discorso lirico:

Ettari di clitoride. Non più lucidi.  Ogni pornocentimetro

 L’effrazione, l‘eversione di certi stereotipi si palesa in Francesca Dono anche attraverso le ingerenze linguistiche del latino dei riti liturgici, e non è un caso.

Se, infatti, volessimo metterci sulle tracce della scrittura erotica femminile (quale cammino della coscienza verso la consapevolezza di una presenza corporale nel mondo) più che nell’ambito della tradizione letteraria dovremmo rivolgerci alle voci isolate che si esprimono all’interno dell’istituzione ecclesiastica; a certe mistiche che nella penombra di celle e chiostri trovano i margini di libertà per i loro sfaldamenti interiori, ambiguità ed eccessi. Dalle nebbie medievali prima e da figure-icone della controriforma successivamente, le scritture femminili dell’estasi coincidono con quello che è stato felicemente definito “erotismo bianco”: “qui non c’è coscienza, c’è solo godimento” scrive Santa Teresa, e numerose sono le narrazioni di voluttà sacre in un linguaggio denso di immagini erotiche e sensuali.

Bastino due esempi, Angela da  Foligno ( 1248- 1309) e Santa Teresa d’Avila (1515 -1582) : “Durante le estasi era come se fossi posseduta da uno strumento che mi penetrava e si ritirava strappandomi la carne… venivo riempita d’amore e saziata di una pienezza inestimabile… le mie membra si frantumavano e si rompevano di desiderio mentre io languivo, languivo, languivo…”, Angela da Foligno è consapevole di essere preda di “un vizio che non oso nominare”, la sua concupiscenza le fa mettere come estremo rimedio “carboni ardenti sulla vagina per smorzarne le voglie”.

Stessa esperienza e stesse metafore in Teresa d’Avila: “un giorno mi apparve un angelo bello oltre ogni misura. Vidi nella sua mano una lunga lancia alla cui estremità sembrava esserci una punta di fuoco. Questa parve colpirmi più volte nel cuore, tanto da penetrare dentro di me. Il dolore era così reale che gemetti più volte ad alta voce”: una scrittura, questa, che sarà facile bersaglio di future decodificazioni psicoanalitiche. Dardi, spade, punte di ferro che penetrano la carne, simboli talmente sfacciati da far esclamare a Cioran: “Impurità della santità femminile! I santi furono dei gran perversi, così come le sante, magnifiche voluttuose. Gli uni e le altre – pazzi d’una sola idea – trasformarono la croce in vizio”.

La Dono, “magnifica voluttuosa”, osa nominare finalmente e mischia gli ingredienti, sacro e profano, liturgia e pornografia, libidine ed estasi, “acqua e combustione”, descrizioni lubriche infarcite di ogni vizio linguistico, di formule erotiche giocate però sulla scacchiera realistica della visione: “Lo scroto ripieno e amoroso”, “dio-membro nel rimbalzo eretto, La pienezza della vagina davanti ai tuoi duri testicoli…”

Il “Laudatus membrum”, la celebrazione femminile del pene messo sull’altare del piacere, ostia gioiosa, giocattolo peccaminoso, “tronco libertino” ispezionato nel particolare anatomico ha qui ormai superato la soglia femminista di ogni rivendicazione storico-sociale:

Dammi l’uccello Mr. Bloom.  Volatile l’oscurità.

Mi sciacquo con la tua sega triviale. 

Finiamola_ splendido maiale.  Riempimi la bocca d’acquasanta.

Versi vibranti che disegnano una nuova mappa per la scrittura erotica. Le prove aperte con la lingua dell’eros, lingua da rimodellare, da rifare, che tenta di “risuscitare un corpo, una mentalità, una vita” come afferma la Kristeva quando svela dinamiche comuni sia allo stato erotico che alla scrittura. Soprattutto una scrittura che deve colmare un vuoto storico dai tempi in cui gruppi di uomini raffinati si riunivano nel chiuso salotto ottocentesco a contemplare l’“Origine del mondo” di  Gustave Courbet, in mancanza delle massicce dosi di “You porn”…

Una scrittura piena di forza “bruta” nello sdoganare la sessualità femminile sul palcoscenico del verso.

 

Giorgio Linguaglossa

Giorgio Linguaglossa

 

Francesca Dono – Poesie Erotiche

-ascoltarti mentre infierisco-

ascoltarti mentre infierisco.
Profondamente adeguata nel piacere del tuo glande.
È tardi ? Ti mordo senza forza per vibrare.
Il mio clitoride argento.
Ora sai perché ti odio e bacio dell’ombra
ogni spasimo di foro sospirato.
Meglio il fiele che per noi infuria come un bordello.
Nulla da pronunciare.


-Tout donner-

Il pube devoto nel buio acre.
Nuda per te. Preferisco devastare.
Mutande leggere e bagnate.
Due seni svitati.
Segnami per amare.
Danza di spade e di natiche.
Carne su carne nel contagio del liquido nutrito.
L’odore è un succo sciarada.
Lentamente bevo.
Fino a penetrare il tramonto sui nostri corpi.
Addio fiato recidivo.
Un gettone similpelle per il pasto consumato.
Succhiami ancora.
Mio caro mistero mortale.

-da dove le tue dita-

\...\ da dove le tue dita così scure.

Attillato per provocarmi. Mi affascini.

Labbra contro labbra.

Neanche uno sguardo tra i nostri giocattoli erotici.

Prendila _ti dico. La rosa spugnosa.

Il  tormento dell’intimo reggiseno inzaccherato.

-Prendila _ti dico.

Liberamente la tua protuberanza dentro il ventre imburrato.

Il buco nero . La tua perfidia su di me per inchiodare dai capezzoli

il liquido risucchio. Cristo. Tremo.

Pecca. Pecca_ mio animale.

-erotico nel corpo solare-

erotico nel corpo solare.
                       Non a caso l’ulcera letale cade nel furto del cuore.
                        Mi scegli sul pavimento dopo una lunga lotta
di carezze mancine e silenziose.
          Il sangue è strappato.
                                              Scalpiti?
             I muscoli del piacere ci dilatano.
      Toccami e annegami.
La luce feroce.
                                         I petali del sesso viziosi.
     Vuoi essere il mio nero stallone?
                   Un uomo in vendita alle
falangi elastiche che innalzano l’idioma per la nostra follia.
                                          Le mie tube morbide.
        Era caldo.
                        Lo sperma resuscitato in un lago di natiche.
-Entra mio gemito_ gridavo al tuo dio-membro nel rimbalzo eretto -.
                                      Il nostro delirio. Non in alito l’aria.
Mi lecchi?
                      Averti indicibile sotto le unghie pittate e affioranti.
                       Un tronco libertino.
M’inarco dentro la fessura arresa.
                     Ti voglio con lo scroto ripieno e amoroso.
           Non proibirmi.
Saziami .
L’affanno nel tracollo arrossato.
                               Ora et semper _ Mr. Bloom.

Giorgio Linguaglossa

  

-fai di me qualsiasi cosa-

fai di me qualsiasi cosa.
                              Nell'unica pelle-estasi l'orlo consumato mi seduce.
Grandi labbra spurgano.
                        Al tuo membro sadico tutte le mie bave bendate.
                     Acqua e combustione.
                 Anche il buio caustico s'intimidisce delle nostre saffiche voglie.
Ti scoprirai dal prepuzio?
                  Dimentica ogni cosa che lontano muove.
                           Impavidamente il nostro amplesso.
                        Sesso inciso.
Il foro da scuoiare verso l'impossibile.
                    Amorale mi possiedi .
Nessuna pietas.
                                   Ti fai unto nella notte nera.
Soltanto istinto nell’umido imene che
                           cattura sul marmo il lungo sudore.
  Mangiami.
                    Leggero e calzante l'amore dentro la caverna palpitante.
                         A noi dio della carne bollente.
                                              Puoi adesso torturarmi?
In ginocchio montata come un vitello.
                              Pax Fiat.
Nudi fino alla morte.

 

-artiglium tuus-

 artiglium tuus. 

In nomine cunnilingus sanctissimo.  Entrami. Io sono

indegna e maledetta. Molte volte il tuo spermatozoo per inseminarmi.

Lubrificatum mea ficam _caro amante sopravvissuto. Insieme fluttuiamo.

La nostra pantera-sadomaso per resuscitare. Ti piaccio? Ho i miei oggetti da

legare al guinzaglio. Nient’altro. Quasi in piedi non ci reggiamo. Giarrettiera e

stivali di ormoni nei tuoi sensi abbondanti di sborra. Ora mi svuoti la bocca dalla bruciatura

acquosa.

__________________   Bassum ventrum.

                                                    Ti schiavizzo con una succhiata.

-il salasso-

il salasso.

La pienezza della vagina davanti ai tuoi duri testicoli.

Dammi l’uccello Mr. Bloom.  Volatile l’oscurità.

Mi sciacquo con la tua sega triviale.

Finiamola_ splendido maiale.  Riempimi la bocca d’acquasanta.

Più di tutto l’orgasmo per sbavare e fuggire tra i morsi colati.

Va bene _ Mr Bloom_ lancia una banconota.

In me la prostituta insoddisfatta. Lo prometto.

L’oscurità segreta. Il calco intero sul lenzuolo.

Tutto Mr. Bloom.

 

Giorgio Linguaglossa Giorgio Linguaglossa

 

-rigirando sotto la luce-

rigirando sotto la luce.

                                La mia voluttà tra le tue gambe slanciate e bianche.

                  Era ora_ pensai distesa sul tappeto.      

Il tuo pene mutevole dentro l’argano del foro.

Non respiravo.

Corsetto e maschera nera per invogliarti sadicamente dalle labbra carnivore.

                                                 -Stai ferma idiota-  gridavi  col cuore svagato .

L’organo emanava.

 A stantuffo il lamento dell’orgasmo.

                                               Così  ti ho amato.

Ti è piaciuto?

                 

                                                    Lui dormiva.

Il territorio fradicio .

Io con le dita smarrite.

                                        Ho masturbato ancora la mia vulva.

                                                                         

-laudatus membrum-     

laudatus membrum.
In corpo profundissimo meam Elebab inter vulvam.
Nulla avevi lavato.
Maltrattarmi con infinita perversione .
Aderisco.
Nel tuo ventre la scollatura del sottoveste.
Laudatus membrum.
Mea culpa dentro un pube formidabile e sfoderato.
Cavalcarono le nostre mani.
Due colpi indolenziti.
Urlo.
Ci chiniamo muti per ansimare.
-Aspettami_ non schizzare_ mio bellissimo Mefisto-.
Avilas et Imes dai primi umori.
Vengo a te sporca di malizia.
Laudatus membrum.
Tuas cagnam animosa all’angolo di un fiotto inossidabile.
Palmo a palmo.
L’arco lunare in noi sotto la diagonale.
Il macello.

-mi legavi-

___...mi legavi.

Dietro la schiena il buio della testiera.

La porta chiusa . Vagamente la tua febbre malata

dentro la mia cavità sdraiata. Pioviggina.

Ora sto immobile per sentire l’incesto della figliata spudorata

al tuo pene di porco.

Proseguiamo bagnati. Un brodo di carne.

-Splendissimus fellatium __griderebbe una vecchia troia riempita ad ogni buco.

Ingoio.

Il silenzio perfetto.

Tu da stronzo mi svuoti.

 Giorgio Linguaglossa Giorgio Linguaglossa

-nell’ansa dell’aureola scura-

 

mi sbottoni.

                                 Nell’ansa dell’aureola scura il primo pugno di lussuria.

Esplorarmi senza un bacio.

                                 Mi stringi? Ti sputavi le mani per massaggiare meglio il tuo membro.

Mai abbastanza la cavigliera che  affondi per tatuare.

                           A piacimento gli umori grondanti.

Teli dilatati .

                   Ero veloce  e gioiosa nel bocchino che apriva
il sacro uccello.

   Fame.

                                      Il  pendolo sbatte in centro. Ti chiamo Mr. Bloom

con gli spasimi di un’inculata . La puttanella poi fugge.

Tra un giorno ti dimentico.

                                     Nessuna frase. Scopami e sigillami.

-nell’ultima ora-

nell’ultima ora
il mio nervo tattile.
Odore vergine nel letto che si scioglie
Lenzuola accavallate.
Mi servi la bocca socchiusa.
Filo di burro e di petali per sciogliere
il grasso del maiale.
Tradirono il re le cortigiane
coperte dal pelo muscoloso del ruffiano.
Ogni poro nell’ombra.
Il disordine è parcheggiato sulla poltrona.
Afa e ossigeno.
Un altro frutto esploso.
A volte in autunno le castagne a lamellare
nel cucchiaio.
Chiedimi di rigenerare i nostri corpi
Tutto questo cervello !
E’ il gioco della frusta sanguinaria.
Vendesi carta assorbente per il tuo pene slacciato
e sollevato dal vuoto.
Le cose sono venute a me tremando senza ritegno.
Sentire il moto.
Non vuoi?
Io resto la tua bagascia dalla libido incolmabile.
Parrucca.
Costume nero per la festa dell’urlo.
Il mio sesso .
L’offerta a nome degli dei prestigiosi.
Amen.
Che io sia incurabile…

 Giorgio Linguaglossa

 

-ora pro nobis-

m’inquieti.

                   Da qui ti sento col glande in rivoli.

               La mia mucosa è insufflata.

Naufrago.

                            -Ora pro nobis vergine filamento_ dico al succo di femmina che ci unisce-.

                                            Ni emon ilged ied…

                                                                                          |____ Morire d'incanto.

Ubbidiente il mio utero per te che lo vuoi lisciare.

                                                    Interi e sanguigni le scorie fluide.

Li emuif.

                  I nostri corpi-palombari.
                           La notte.

                                                  Il guanciale amato.

-punti scardinati-

punti scardinati . Rosse lenzuola per la tua incontinenza.
                         Tu mi porti dentro l’orifizio fatto apposta per turbare.
M’ incastri. 

Eccoti slabbrato davanti alla fica depilata. Entra tutto?
Inventrarmi  nuda. Questo liquido segreto.
                                         Quasi ci intonachiamo  nel volume della notte. Nessuna vergogna.
Gemo. Tu m’insegni l’evento più osceno.
Eterno l’unguento.

             Ti aggiri sotto il seno lucente. Mi ami?

E’ la stessa acqua che ci crocefigge.

-Buona la zuppa del bijoux eccitato. Dici_ intanto che tremo-.

             Bocca a bocca.

Giaccio.

-con la tua bocca mi prodigo-

con la tua bocca mi prodigo.
Mutevole dentro la pelle che a dirotto discute.

___________ In premio le tue alzate larghe nel
polmone fatto folle per l’arazzo coricato.

Eravamo insanamente eretti ai teneri capezzoli.

Cosce e calamita
dentro le natiche del tuo sesso caldo.
Intero mi eiaculi .

Vieni?
Mi strofino con il sottoveste . Il tuo angelo –ricatto entra.
Mio fondo.
Non esiti a castigarmi in questo anfratto prelibato.

______Per diritto
ti chiedo.
Per puro piacere
mi comprimo nel bagno caldo che fugge.

Precisa l’idea della rotta
sul letto senza nome.

Urli? Impertinente.

_Che si sazi l’animale nel lemma del tuo palato .
Niente di poetico.
Nulla che si possa definire: osceno.
__Deliziosamente il lascito
su una scacchiera scomposta di mosse.

Re e regina.
Fitte aderenze
verso  le colonne rosse dell’ultima casa.
Ora sboccio. Una rosa tra le dita.
Prendila.
_________ Ma prima legami.

-soprattutto sul legno crudo-

…_-soprattutto sul legno crudo.

 In qualche modo la gioia per essere allargata.

Ecco ce l’ho in mano. Qualcosa avidamente sfugge.

Imbranato dal liquido vaginale ti salto sul collo. 

Non fare il cretino_  urlo. Irrefrenabile  mi assecondi.

Guardami. Il tuo glande scarcerato.

Ogni cavità irta nel  ditalino sfrontato.  Non stancarti.

Vuoi morire? Grandioso il tuo culo nero da cavallo.

Tutta questa notte ancora…

 

Giorgio Linguaglossa

Letizia Leone è nata a Roma. Si è laureata in Lettere all'università  "La Sapienza" con una tesi sulla memorialistica trecentesca e ha successivamente conseguito il perfezionamento in Linguistica con il prof. Raffaele Simone. Agli studi umanistici  ha affiancato lo studio musicale. Ha insegnato materie letterarie e lavorato presso l'UNICEF organizzando corsi multidisciplinari di Educazione allo Sviluppo presso l'Università "La Sapienza". Ha pubblicato: Pochi centimetri di luce, (2000); L’ora minerale, (2004); Carte Sanitarie, (2008);  La disgrazia elementare (2011); Confetti sporchi (2013); AA.VV. La fisica delle cose. Dieci riscritture da Lucrezio (a cura di G. Alfano), Perrone, 2011. Nel 2015 esce Rose e detriti testo teatrale (Fusibilialibri). Un suo racconto presente nell'antologia Sorridimi ancora a cura di Lidia Ravera, (Perrone 2007) è stato messo in scena nel 2009 nello spettacolo Le invisibili (regia di E. Giordano) al Teatro Valle di Roma. Ha curato numerose antologie tra le quali Rosso da camera (Versi erotici delle maggiori poetesse italiane), Perrone Editore, 2012. Collabora con numerose riviste letterarie e organizza  laboratori di lettura e scrittura poetica. Dieci sue poesie sono presenti nella Antologia a cura di Giorgio Linguaglossa Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Progetto Cultura, Roma, 2016)

 

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