Ian Seed,  Poesie scelte – dalla raccolta Sognatore di sogni vuoti  / Makers of empty dreams (2014) – a cura di Iris Hajdari

Giorgio Linguaglossa

Lo inseguo da anni per le vie bagnate dalla pioggia. Una mattina abbandono la caccia e prendo la strada che porta fuori città

 

Ian Seed è professore associato presso il Dipartimento di Letteratura Inglese  dell’Università di Chester in Inghilterra, con un dottorato anche in Letteratura Italiana. Per un po’ di anni ha vissuto anche in Italia (Ivrea, Torino e Milano), dapprima come insegnante di Inglese per stranieri, e in seguito come traduttore e scrittore tecnico. Ora vive nel Regno Unito, ma conserva sempre una grande nostalgia per l’Italia. Le raccolte di Seed includono Identity Papers (Shearsman, 2016), The thief of Talant (Wakefiel, 2016) è la prima traduzione in Inglese del lungo poema poco conosciuto di Pierre Reverdy, Makers of Empty Dreams (Shearsman, 2014), e The straw which comes apart (Oystercatcher, 2010) dalle poesie Italiane di Ivano Fermini. Sia Identity Papers che Makers of Empty Dreams sono apparse in BBC Radio 3 The Verb nel 2016. Il suo lavoro è incluso in diverse antologie come The Best Small Fictions 2017 (Braddock Avenue Books), The Forward Book of Poetry 2017  (Faber&Faber), e Poets in Solidarity with Refugees (Five Leaves Press), e The Best British Poetry 2014 (Salt).” Le raccolte di Seed in poemi in prosa e di brevi racconti, New York Hotel, sarà pubblicato da Shearsman nel 2018.

 

Giorgio Linguaglossa

 

*

«Il mistero e la tristezza delle stanze vuote, gli incontri casuali per strada, i treni che viaggiano in un paesaggio di neve diventano magici nelle poesie di Ian Seed.»

 

– John Ashbery

 

«Ian Seed è il nostro più brillante esponente di quel genere per nulla britannico di poesia in prosa. Divertente e sconvolgente, i suoi brevi racconti magistralmente controllati ci conducono in un mondo che presto si rivela essere tanto pericoloso quanto magico. Il suo lavoro dovrebbe essere seriamente accompagnato da qualche avvertimento, per quei poemi che non sono solo eccitanti, ma che possono creare addirittura dipendenza.»

 

– Mark Ford

 

 «Questi sono degli stralci eccezionali che ci danno un’idea di un’entroterra europeo tradotto in controluce piene di note musicali di pericolo e desiderio. Li ho letti nella mia veranda a Barnsley e istantaneamente sono stato catapultato in una città che conoscevo poco, piena di persone che volevo incontrare o evitare. La migliore espressione della prosa poetica».

 

– Ian Mcmillan

 

Appunto di Giorgio Linguaglossa

Una prosaica autobiografia in prosa, questa di Ian Seed, un diario di avvenimenti insignificanti, piccole cose, eventi tristi perché dimenticati, il poeta inglese con il suo minimalismo misurato e flessibile ci dice molto di più sul mondo di oggi di quanto lo possano fare i minimalisti inconsapevoli, coloro i quali usano il «commento» a fatti del quotidiano e a fatti di cronaca tanto per rimpolpare la propria poesia in crisi di identità. Il poeta inglese ci narra di porte girevoli, di porte di vetro, di un tubo bianco luminoso, di tre bellissime gemelle italiane, delle giacche nel negozio di vestiti usati, di una passeggiata a Parigi, di una sosta a Milano, di un incontro fortuito con una sua vecchia fidanzata finita nel soppalco dell'oblio, di una mendicante all’entrata della metro che rivela essere stata un agente segreto, di sogni trattenuti nei rami degli alberi, di strade battute dalla pioggia, di mendicanti che bussano ai vetri delle macchine ferme nel traffico, di autisti inferociti dalle soste insopportabilmente lunghe e pronti a inseguire gli stessi molesti mendicanti, salvo poi, con una virata straordinariamente efficace di scrittura, ritrovarli comodamente seduti ai tavolini d’un ristorante italiano, coperti da monete tintinnanti frutto della questua quotidiana; eventi  del nostro microcosmo, gli atti e i fatti del quotidiano degli uomini e delle donne del XXI secolo che disegnano una realtà ultronea, incomprensibile, o forse troppo comprensibile; la narrazione è la tranquilla esposizione dei fatti nudi e crudi, lo stile è dichiarativo, privo di orpellismi. Un diario di un sognatore di sogni vuoti.

 

Giorgio Linguaglossa

La mia fidanzata ed io avevamo sete dopo aver camminato per ore a Parigi.

 

Rispetto alla poesia contemporanea francese, che continua ad essere prigioniera delle avanguardie del Novecento, diventando sempre più intellettualistica, un po’ per colpa dei poeti stessi, un po’ per colpa degli editori, quella inglese, nonostante tutto, si può dire per alcuni versi che è rimasta ancora legata alla memoria, al racconto e alla quotidianità. Questo accade forse perché gli inglesi sono più attaccati alle radici, alle loro saghe, alla terra e al mistero della vita.

 

La poesia di Ian Seed è la poesia della memoria, è una prosa poetica che racconta destini, amori e storie di uomini e donne che il poeta stesso ha incontrato e conosciuto nel corso degli anni viaggiando per i mondi. Infatti i suoi libri assomigliano a un  album diaristico che attraversano luoghi, lingue, voci e volti. Una leggera ironia e nostalgia insieme percorre i suoi versi che spesso fanno riflettere sul senso dell’esistenza e del vivere. La poesia dell’autore inglese evita il Decadentismo malato che ormai e purtroppo ha invaso quasi tutta la panorama poetica contemporanea europea. Tutto questo fa del nostro poeta una voce particolare e fuori da coro nella tradizione poetica britannica di oggi, merito questo riconosciuto dalla critica. Ian Seed è la voce della quotidianità, testimone del nostro tempo: «Ho afferrato la mano della mia fidanzata e l’ho portata via./  Abbiamo passeggiato, mordendo la mela a turno.» 

 

(Iris Hajdari)

 

Testi tratti dalla raccolta Sognatore di sogni vuoti  / Makers of empty dreams del poeta inglese Ian Seed – Traduzione di Iris Hajdari

 

Giorgio LinguaglossaGiorgio Linguaglossa

 

(MAKERS OF EMPTY DREAMS)

First published in the United Kingdom in 2014 by Shearsman Books 50, Westons Hill Drive Bristol.

 

 

Exile

    There’s the path if you chuse it

                    – John Clare

I pursue him for years through spattered streets. One morning I abandon the chase and take the road out of town. Puffs of cloud keep pace with me. I am nothing, and alone, and everything is possible. I walk until the air grows brown, weaving dreams around trees. Their branches brush my face like fingers, or tear as if their stories would draw blood.

 

 

 Esilio

 Il percorso c’è se lo scegli

– John Clare

Lo inseguo da anni per le vie bagnate dalla pioggia. Una mattina abbandono la caccia e prendo la strada che porta fuori città. Nuvole di nubi mi seguivano. Sono nulla, e solo, e tutto è possibile. Cammino fino a quando l’aria non inizia a diventare scura, sventolando i sogni negli alberi. I loro rami mi sfiorano il volto come delle dita, o lacrime come se dalle loro storie scorresse il sangue.

 

 

Faith

The tower in the distance has finally pierced the sky. When we first heard it was being built, we thought we had found a real story with a happy ending. Like everyone else in this gaping crowd, we have grown old gossiping about where the tower might lead. We know now God was only a figure carved into the air by a dying hand. Our tears are sincere. We believe that this new story of loss is the true one of our lives.

 

 

Fede

Da lontano la torre ha finalmente squarciato il cielo. La prima volta che l’abbiamo sentito è stato durante la costruzione, pensavo che avevamo trovato una vera storia dal lieto fine. Come tutti gli altri nella folla enorme, siamo invecchiati chiacchierando sul luogo in cui la torre avrebbe potuto condurre. Ora sappiamo che Dio era solo una figura incisa nell’aria da una mano morente. Le nostre lacrime sono sincere. Noi crediamo che questa nuova storia di perdita è quella vera delle nostre vite.

 

Giorgio LinguaglossaGiorgio Linguaglossa

 

 

Thirst

My girlfriend and I were thirsty after walking for hours in Paris. We went into a bar, only to find it empty, but at the back there was a tiny garden with an apple tree. I wasn’t sure if the apples were ripe, but my girlfriend picked one and told me it was the sweetest she’d ever tasted. 
A burly man came rushing towards us. 
‘This is my bar! How dare you steal from me!’ 
‘It’s just an apple growing on a tree,’ I said. 
He clenched his fists and took a step closer. 
I took my girlfriend’s hand and led her away. We walked along the street, taking it in turns to bite the apple.

 

 

Sete

La mia fidanzata ed io avevamo sete dopo aver camminato per ore a Parigi. Siamo entrati in un bar, solamente per trovarlo vuoto, ma dietro c’era un piccolo giardino con un albero di melo. Non ero sicuro che le mele fossero mature, ma la mia fidanzata ne prese una e mi disse che era la più dolce che avesse mai assaggiato. 
Un uomo robusto è venuto di corsa verso di noi.
«Questo è il mio bar! Come osate rubarmi!»
«È solo una mela che cresce in un albero», dissi io.
Ha serrato i suoi pugni e fece un passo avanti.
Ho afferrato la mano della mia fidanzata e l’ho portata via. Abbiamo passeggiato, mordendo la mela a turno.

 

 

Bad Faith (1)

It was always the same homeless old woman outside the metro entrance. 
One day, instead of simply dropping a coin into the filthy handkerchief by her side, I asked: ‘Whatever happened to you?’ 
‘I was a collaborator during the war,’ she murmured. ‘Now, no one will give me work or shelter.’ 
‘But that was forty years ago,’ I said. 
I raised my voice and tried to catch the eyes of the passers by. ‘Lots of people, even your great Jean Paul Sartre, slept with the enemy in one way or another.’ 
But this only made everyone pass by all the faster.

 

 

Malafede

C’era sempre la stessa vecchia donna mendicante all’entrata della metro. 
Un giorno, anziché lasciar cadere una moneta sul fazzoletto sudicio accanto a lei, ho chiesto: 
«Cosa mai ti sarà capitato?»
«Ero una spia durante la guerra», mormorò lei. «Ora nessuno mi dà un lavoro o un rifugio».
«Ma questo era quarant’anni fa», dissi io.
Ho alzato la voce e ho cercato di attirare l’attenzione dei passanti. «Un sacco di persone, persino il vostro grande Jean Paul Sartre, ha dormito col nemico in un modo o nell’altro».
Ma questo fece loro accelerare il passo.

 

Giorgio LinguaglossaGiorgio Linguaglossa

 

At the New Airport

There was a steep slide for passengers instead of an escalator to speed things up. I was looking forward to trying it out. However, something had gone wrong at the check-in. There was no-one behind the desk. When a woman finally arrived in a blood-red uniform, I recognised her as someone I’d once had an affair with. I was tempted to use my connection to jump the queue. The idea of missing the plane seemed unbearable. I would have to take the train all the way back up north with my heavy suitcase. I would arrive home weeping, and my wife and children would weep with me.

 

 

Al nuovo aeroporto

 C’era uno scivolo ripido per i passeggeri al posto della scala mobile per sveltire le cose. Non vedevo l’ora di provarlo. Però qualcosa è andato storto al check-in. Non c’era nessuno al bancone. Quando finalmente una donna arrivò in un uniforme rosso sangue, ho riconosciuto una donna con cui avevo avuto una storia un tempo. Ero tentato di usare la relazione per saltare la fila. L’idea di perdere l’aereo mi sembrava insopportabile. Avrei dovuto prendere il treno per il ritorno verso nord con la mia pesante valigia. Sarei arrivato a casa piangendo, e mia moglie con i miei figli avrebbero pianto con me.

 

 

Old Haunt

Back in Milan, I go in search of the English bookshop that I used to love visiting years ago, a little way off from the city centre. It takes me a while now to find it. Inside, instead of the wooden staircase up to the next floor, there is a shiny escalator. At the top of the escalator, instead of the ramshackle rows of second-hand books that I used to spend hours browsing, there are glass shelves with glossy magazines. There is even a hamburger stand where the ‘Beat Poets’ section used to be, though at least the stand is fashioned in 1950s style.

 

 

Vecchio posto

Di nuovo a Milano, vado alla ricerca della libreria inglese che ero solito frequentare anni prima, poco lontano dal centro della città. Ora mi ci vuole tanto per trovarla. All’interno, al posto della scalinata di legno per il piano superiore, c’è un ascensore lucido. In cima all’ascensore, al posto delle file traballanti dei libri usati che un tempo sfogliavo per ore, ci sono degli scaffali di vetro con riviste patinate. C’è addirittura un banco degli hamburger lì dove un tempo c’era la sezione dei poeti della Beat Generation, anche se lo stand è almeno in stile anni ‘50.

 

 

Distraction

Cows and sheep keep criss-crossing the lane. It’s like strolling through a nineteenth-century landscape. But I can hear a car approaching much too fast. It screeches around the corner and crashes into the side of a cow’s head. Yet the cow remains standing, with one half of its face all swollen.

     The driver, a burly man, gets out to inspect his car for damage.

     ‘We’d better tell the farmer,’ I say.

     He glowers at me. ‘No, don’t that. You’ll only upset him.’

     I say nothing, but that evening in the pub I tell the farmer what has happened. He begs me to help him catch the man: ‘You go to one end of the lane and I’ll go to the other. That way we’ll cut him off.’

     It’s much too late for that, but I don’t want to hurt the farmer’s feelings. I am about to follow him out of the pub when a girl starts playing the piano. She plays so beautifully that I am rooted to the spot. It makes me wonder why I never learnt to play an instrument.

    When the farmer returns empty-handed hours later, he seems puzzled rather than annoyed to find me still standing in the same place at the bar.

  

Distrazione

 Le mucche e le pecore continuano ad attraversare il fiume. È come fare una camminata in un paesaggio del diciannovesimo secolo. Ma posso sentire una macchina mentre si avvicina a grande velocità. Ha fatto un suono stridulo vicino e si schianta di lato nella testa della mucca. La mucca rimane ancora in piedi, con metà del volto gonfio.

L’autista, un uomo robusto, esce per controllare se la macchina ha avuto qualche danno.

«Faremmo meglio se lo raccontassimo al contadino», dico io.

Lui mi guarda in cagnesco. «No, non lo fare. Lo farai soltanto arrabbiare.»

Rimango in silenzio, ma quella sera al pub riferisco al contadino cosa era successo. Mi supplica ad aiutarlo per ritrovare l’uomo: «Tu vai da un lato del fiume e io andrò dall’altro. In quel modo gli tagliamo la strada.»

È troppo tardi per questo, ma non voglio ferire i sentimenti del contadino. Sto per seguirlo fuori dal pub quando una ragazza inizia a suonare il piano. Suona così meravigliosamente da rimanere inchiodato sul posto. Mi riporta in mente il perché del non avere mai imparato a suonare qualche strumento.

Quando il contadino ritorna a mani vuote dopo diverse ore, più che arrabbiato sembra confuso nel vedere me ancora in piedi nello stesso posto al bar.

 

Giorgio LinguaglossaGiorgio Linguaglossa

 

Town Centre

A thin youth with tousled hair and a wispy beard was walking from car to car stuck in the traffic. He tapped on each window and held out his hand for money. One driver, perhaps to show off in front of the woman next to him, jumped out of his car. Shouting and shaking his fist, he ran after the beggar all the way up the crowded high street. I thought he would catch him, but the beggar, turning a corner, ducked unseen into an Italian restaurant. I found him sitting at a table there, looking at a menu. The tablecloth was piled high with coins he’d taken from his pockets. He invited me to join him.

 

 

Centro città

 Un ragazzo magro con i capelli scompigliati e la barba a ciuffetti camminava tra le macchine intrappolate nel traffico. Bussava ad ogni finestrino e allungava la mano per chiedere l’elemosina. Un autista, forse per mettersi in mostra davanti alla donna accanto a lui, saltò fuori dalla macchina. Urlando e agitando il pugno, inseguì il  mendicante per tutta la strada principale affollata. Pensavo che l’avrebbe preso, ma il mendicante, girando l’angolo, si infilò senza farsi notare in un ristorante Italiano. Lo trovai seduto ad un tavolo, mentre dava un’occhiata al menù. La tovaglia era cosparsa di monete che lui aveva tirato fuori dalle tasche. Mi invitò a sedermi insieme.

 

Giorgio Linguaglossa

 

Iris Hajdari è nata a Valona (Albania) nel 1985. Si è laureata in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Ha vissuto a Parigi e a Londra. Oltre l’albanese e l’italiano, conosce l’inglese e il francese. Attualmente risiede in Ciociaria, a Frosinone. Ha tradotto le seguenti opere:
dall’albanese in italiano:
193 gabbie / 193 kafazët, romanzo, di Rezart Palluqi. Ensemble, 2016
Talianka / Talianka, romanzo, di Agron Y. Gashi. Ensemble, 2016
La fiera dei sogni / Shumë rrugë dhe një rënie, racconti, di Adil Olluri. Ensemble 2016
Dedé: L’eco degli abissi / E përmalluara Dede, romanzo, di Thanas Jorgji. (di prossima uscita) Ensemble, 2017
Le memorie di un ebreo di Belgrado,/ E Kujtimet e një çifuti, romanzo, di Ardian Haxhaj, (di prossima uscita).
Dal francese in italiano:
«Una razza dimenticata: Pelasgi e i loro discendenti» di Édouard Schneider/ 
(Une race oubliée: les pelasges et leurs descendentats», Édouard Schneider)
(di prossima uscita con Besa)
Dal inglese in italiano:
Sognatori di sogni vuoti / Makers of empty dreams di Ian Seed

 

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