Fabiàn Casas, poeta argentino, Poesie della corrente oggettivista della poesía dell’America Latina. Dieci poesie. Traduzione di Giuseppe Talia. Con un Appunto di Giorgio Linguaglossa

  

Giorgio Linguaglossa
La migliore poesia vive sempre in uno stato di incertezza

 

Fabiàn Casas è nato a Buenos Aires, nel barrio de Boedo, nel 1965. Poeta, scrittore, saggista e giornalista, è una delle figure più rappresentative e distaccate della generazione argentina chiamata del ’90. Ha studiato filosofía e ha iniziato a lavorare come giornalista presso il Diario Clarìn a cominciare dagli anni ’90 del Novecento. La sua carriera letteraria è iniziata nell’ultima decade del XX secolo con la fondazione della rivista di poesía “18 Whiskys”, assieme ad altri poeti della sua generazione, come José Villa, Daniel Durand, e altri. 
Tuca (1990), il libro d’esordio , è stato segnalato come emblema della corrente “oggettivista”. 
Ha, inoltre, pubblicato i libri di poesía, El Salmon (1996), Pogo (2000), Bueno, es todo (2000); Oda (2003); El spleen de Boedo (2003); El hombre del overol y otros poemas (2007); Horla city en Horla city y otros (2010); El pequeño mecanismo de los acontecimientos (2012).
In prosa ha pubblicato il romanzo Ocio (2000); i racconti di Los Lemmings y otros (2005); i volumi di saggi Ensayos bonsái (2007) e Breves apuntes de autoayuda (2011). Nel 2007 ha ricevuto in Germania il Premio Anna Seghers con la seguente motivazione: “lirica straordinaria e la sua opera è una fonte di ispirazione per gli autori dell’America Latina.” Una antología di sue poesie è stata pubblicata in Germania nel 2009 con traduzioni di Timo Berger.  Nel 2014 ha ottenuto il diploma di merito al Premio Konex, uno dei maggiori e più prestigiosi premi di poesia in Argentina.

 

*

 

La mejor poesía está siempre en estado de incertidumbre, y la gente no quiere comprar incertidumbre, compra certezas.” (Fabiàn Casas)


La migliore poesia vive sempre in uno stato di incertezza, però la gente non vuole comprare l’incertezza, compra, invece, la certezza.

 

*

 

Appunto di Giorgio Linguaglossa

 

ho la sensazione che le cose non mi riconoscano

 

Così scrive il poeta argentino Fabiàn Casas. Poeta autentico questo Casas, poeta della «corrente oggettivista» argentina che Giuseppe Talia ci propone alla nostra attenzione con la sua bella traduzione. Senza dubbio, siamo all’interno delle problematiche che scaturiscono dalla meditazione intorno alle «cose» della migliore poesia e filosofia contemporanee.
Scrive Remo Bodei:

 

«Qualcosa… avviene nel nostro rapporto con le cose, specie nel campo dell’arte. Sul suo esempio, la filosofia è stata chiamata a comprendere la trasformazione degli oggetti in cose, a restituire loro l’eccedenza di senso sottratta dall’usura dell’abitudine e dallo sguardo oggettivante. entrambe, arte e filosofia, combattono quindi la desemantizzazione cui il nostro mondo quotidiano, ridotto a “deserto del reale”, è stato sottoposto e invitano, nello stesso tempo, a rinvenire nelle cose quell’aura che ce le avvicina, pur mantenendole la distanza [cfr. Benjamin 1966, 23-24].
È ora possibile intendere il territorio della fantasia artistica come atopia, luogo inclassificabile, irriducibile allo spazio della res extensa, che non appartiene né al dominio della realtà assoluta, e a quello – che ne è l’opposto speculare – dell’utopia, del non-esistente per definizione. È una zona insituabile in cui il desiderio, cognitivo e affettivo insieme, trova il suo più intenso appagamento (almeno per quel tempo limitato della “domenica della vita” in cui Hegel aveva racchiuso la fruizione dell’arte, sottraendola ai giorni feriali del lavoro e delle preoccupazioni dell’esistenza). Si manifesta in essa la paradossale lontananza prossima rappresentata dalla “patria sconosciuta”, di cui parlano Plotino e Novalis, o quell’arrière-pays intravisto da Yves Bonnefoy, spazio simbolico in cui non siamo mai stati, ma che ci sembra di conoscere da sempre…»1]

 

Possiamo quindi affermare che la migliore poesia contemporanea si occupa di «cose» e non di «oggetti»? Possiamo dire, più in particolare, che il luogo della poesia sia in quel limen che divide gli «oggetti» dalle «cose» e che ci racconta il misterioso percorso che trasforma gli «oggetti» in «cose»? Scrive Anna Ventura in una sua poesia che dobbiamo mantenere «la distanza dalle cose», ed è vero, dobbiamo in qualche modo difenderci dal ritorno simbolico delle «cose» ma dobbiamo al contempo anche sollecitare in qualche modo questo «ritorno delle cose», perché soltanto esse ci possono parlare, anche se in una lingua che non comprendiamo, soltanto le «cose» possono dirci qualcosa di significativo che la merceologia dei discorsi comuni oscura. In qualche modo tutta la poesia della nuova ontologia estetica si trova lungo questa linea di consonanza con il linguaggio delle «cose». Le «cose» stanno lì a guardarci dal loro luogo atopico e ci parlano, ci fanno intravvedere una eccedenza di senso, ci fanno familiarizzare ad un ordine simbolico che conferisce significato alla nostra esistenza. In questa direzione, la lettura della poesia di Anna Ventura ci sorprende per l’acutezza con cui ha saputo indagare in tutta la sua opera il luogo delle «cose» e quella loro lingua misteriosa.

 

Remo Bodei, La vita delle cose, Laterza, 2009, pp. 86-87

 

Giorgio Linguaglossa

ho la sensazione che le cose non mi riconoscano

 

Senza chiave e al buio

 

Era uno di quei giorni in cui tutto andava bene.
Avevo pulito la casa e scritto
due o tre poesie che mi piacevano.
Non chiedevo altro.
Allora andai sul ballatoio per buttare la spazzatura
e dietro di me, per un colpo di vento
la porta si chiuse.
Rimasi senza chiave e al buio
sentendo la voce dei miei vicini
attraverso la loro porta.
E’ transitorio, mi dissi;
però così poteva essere anche la morte:
un corridoio scuro,
una porta chiusa con la chiave dentro
e la spazzatura in mano.

 

Sin llaves y a oscuras

 

Era uno de esos días en que todo sale bien. 
Había limpiado la casa y escrito 
dos o tres poemas que me gustaban. 
No pedía más.
Entonces salí al pasillo para tirar la basura 
y detrás de mí, por una correntada, 
la puerta se cerró. 
Quedé sin llaves y a oscuras 
sintiendo las voces de mis vecinos 
a través de sus puertas. 
Es transitorio, me dije; 
pero así también podría ser la muerte:
un pasillo oscuro, 
una puerta cerrada con la llave adentro 
la basura en la mano.

 

 

Giorgio Linguaglossa
Viaggiavamo su treni che univano i nostri corpi 
alla velocità del desiderio

 

Abbiamo avuto anche una guerra.
Ora siamo parte di Hollywood. 
Quel ragazzo con la testa fasciata
che prima era Roli
dice di chiamarsi Apollinaire.

 

También tuvimos una guerra.
Ahora somos parte de Hollywood.
Ese chico con la cabeza vendada,
che antes era Roli,
dice llamarse Apollinaire.

 


Qualche tempo fa

Qualche tempo fa
fummo tutti i film d’amore mondiale
tutti gli alberi dell’inferno.
Viaggiavamo su treni che univano i nostri corpi
alla velocità del desiderio.

 

Come sempre, la pioggia cadeva in ogni parte.

 

Oggi ci incontriamo per strada.

 

Lei era con suo marito e con suo figlio;
eravamo il grande anacronismo dell’amore,
la parte rimanente di un montaggio assurdo.
Sembra una legge: tutto ciò che marcisce forma una famiglia.

 

Hace algún tiempo

 

Hace algún tiempo
fuimos todas las películas de amor mundiales
todos los árboles del infierno.
Viajábamos en trenes que unían nuestros cuerpos
a la velocidad del deseo.

 

Como siempre, la lluvia caía en todas partes.

 

Hoy nos encontramos en la calle.

 

Ella estaba con su marido y su hijo;
éramos el gran anacronismo del amor, 
la parte pendiente de un montaje absurdo.
Parece una ley: todo lo que se pudre forma una familia.

 

*

 

A metà della notte

 

Mi alzo a metà della notte assetato.
Mio padre dorme, i miei fratelli dormono.
Sono nudo nel mezzo del cortile
e ho la sensazione che le cose non mi riconoscano.
Sembra che dietro di me niente si sia concluso.
Però sono di nuovo nel luogo dove sono nato.
Il viaggio del Salmone
in un’epoca dura.
Penso questo e apro il frigorifero:
un poco di luce dalle cose
che si mantengono fredde.

 

A mitad de la noche

 

Me levanto a mitad de la noche con mucha sed.
Mi viejo duerme, mis hermanos duermen.
Estoy desnudo en el medio del patio
y tengo la sensación de que las cosas no me reconocen.
Parece que detrás de mí nada hubiese concluido.
Pero estoy otra vez en el lugar donde nací.
El viaje del Salmón
en una época dura.
Pienso esto y abro la heladera:
un poco de luz desde las cosas
que se mantienen frías.

 

*

 

Una oscurità essenziale

 

C’è una oscurità essenziale in questa strada.
Un unico lampione illumina i dintorni
e alberi addomesticati, altissimi,
producono una musica in accordo al vento.
Guardo il mio cane,
una coscienza rasente il suolo
che scava e piscia nella terra
e penso tra me, affondato
nel linguaggio, senza opportunità
tenendo un guinzaglio che denota
ciò che è stato necessario per essere uniti.

 

Una oscuridad esencial

 

Hay una oscuridad esencial en esta calle.
Un único farol ilumina el contorno
y árboles domesticados, altísimos,
producen una música de acuerdo al viento.
Miro a mi perro,
una conciencia a ras del piso
que hurga y mea en la tierra
y pienso en mí, hundido
en el lenguaje, sin oportunidad,
sosteniendo una correa que denota
lo que fue necesario para estar unidos.

 

*

 

Dopo il lungo viaggio

 

Mi siedo sul balcone a guardare la notte.
Mia madre mi diceva che non valeva la pena
di essere depresso.
Muoviti, fai qualcosa, mi strillava.
Però io non sono mai stato molto capace di essere felice.
Io e mia madre eravamo diversi
e non ci siamo mai capiti.
Ad ogni modo, c’è qualcos’altro che vorrei raccontare:
a volte, quando ne ho nostalgia,
apro l’armadio dove sono i suoi vestiti
e, come giungere in un luogo
Dopo un lungo viaggio,
ci entro dentro.
Sembra assurdo: però, al buio e con quegli odori
ho la certezza che niente ci può separare.

 

Después de largo viaje

 

Me siento en el balcón a mirar la noche.
Mi madre me decía que no valía la pena
estar abatido.
Movete, hacé algo, me gritaba.
Pero yo nunca fui muy dotado para ser feliz.
Mi madre y yo éramos diferentes
y jamás llegamos a comprendernos.
Sin embargo, hay algo que quisiera contar:
a veces, cuando la extraño mucho,
abro el ropero donde están sus vestidos
y como si llegara a un lugar
después de largo viaje
me meto adentro.
Parece absurdo: pero a oscuras y con ese olor
tengo la certeza de que nada nos separa.

 

 

Giorgio Linguaglossa
Siamo tamagotchi spaventati sotto la grandine

 

Preludi

 

Cinque

 

Malviolo, seriamente ti dico
Dimentica la tua vanità.
Non siamo animali fantastici.
Siamo tamagotchi spaventati sotto la grandine,
cuccioli di cenere, dei Claudio, X…*

 

Sei

 

Dove sono quelli che accusavano, Malviolo?
Se ne sono andati tutti? Usciamo allora 
E non pecchiamo più.

 

 

Preludios

 

Cinco

 

Malviolo, en serio, te digo,
Olvida tu vanidad.
No somos animales fabulosos.
Somos tamagotchis asustados bajo el granizo,
Perritos de ceniza, clauditos, X…*

 

Seis

¿dònde estàn los que acusaban, Malviolo?
¿Se fueron todos? Salgamos entonces
Y no pequemos màs.

 

* verso mutuato da Los Poetas Oficiales di Francisco Madariaga (1927- 2002)

 

*

 

Suona il telefono e mi sveglia

 

Il telefono squilla e mi sveglia. E’ mio padre.
Vuole che vada a fargli visita.
Mentre lo ascolto mi sfrego gli occhi
E guardo attraverso la finestra
Semiaperta lo splendore del sole.
Ci vediamo a mezzogiorno. Chiudo.
In un attimo mi vestirò ed uscirò per strada,
penserò a qualcosa di cui parlare mentre mangeremo
perché non mi piace
non va bene
rimanere in silenzio quando sto con il mio vecchio.

 

Suena el teléfono y me despierta

 

Suena el teléfono y me despierta, Es mi padre.
Quiere que vaya a visitarlo.
Mientras lo escucho me refriego los ojos
Y miro a través de la ventana
Que semiabierta deja entrar el resplendor del sol.
Quedamos en vernos a las doce. Corto.
Dentro de un rato me vestiré y saldré a la calle,
pensaré algunos temas para hablar mientras comemos,
porque no me gusta,
no me parece bueno,
quedarme callado cuando estoy con mi viejo.

 

*

 

Nel vetro

 

Dopo aver insistito molto,
riuscii a rimanere solo con mia madre.
Una guardia grassa, che masticava una gomma,
mi portò nel luogo delle visite.
Stava lì, in piedi, con la sua divisa arancione.
Separati da un vetro immenso
Ci sedemmo uno di fronte all’altra.
Afferrò il telefono e anche io il mio.
Parlava in modo strano e con una voce flebile.
Allora, vedendo la mia disperazione,
si avvicinò al vetro
e lo appannò con il respiro.
Con l’indice scrisse il giorno e l’ora
in cui resusciterà.

 

En el vidrio

 

Después de insistir mucho,
conseguì quedarme solo con mi madre.
Un guardia gordo, que masticava chicle,
me llevò hasta el lugar de visitas.
Estaba ahì, de pie, con su delantal naranja.
Separados por un vidrio inmenso
nos sentamos uno frente al otro.
Ella agarrò su teléfono, yo agarré el mio. 
Su idioma era un extraño
caminando por una voz muy débil.
Entonces, viendo mi desesperaciòn,
se acercò al vidrio 
y lo empañò con el aliento.
Con el dedo indice escribiò ahì
el dìay la hora en que va a resucitar.

 

*

 

I cicli

 

Stavo chiacchierando con il tuo carnefice.
Un uomo ordinato, amabile.
Mi disse che avrei potuto scegliere la forma 
con cui farti andare.
Gli esquimesi, mi spiegò, quando invecchiano
si perdono per i sentieri perché se li mangi l’orso.
Altri preferiscono la terapia intensiva
medici che accorrono tutt’intorno, cannule, ossigeno
incluso una cura ai piedi del letto
e che fanno segni come un assistente di volo.

 

“E’ inevitabile?”, le chiesi.
“Non sarei venuto fin qui con questa pioggia”, mi rispose.
Dopodiché mi parlò del ciclo degli uomini, degli anniversari,
della dialettica sterile del calcio, dell’infanzia
e dei suoi magazzini immensi che odorano di pneumatici.
“Però”, disse sorridendo,
“le ambulanze finiscono per divorare tutto”.
Firmai le carte e gli chiesi quando sarebbe successo…
“Ora!”, disse.
Ora
tengo nelle mie braccia il tuo vuoto a rendere.
E vedi di non piangere
di non far rumore
in modo che dall’alto
possano trovare
la mano alzata del tuo falconiere.

 

Los ciclos

 

Estuve charlando con tu verdugo.
Un hombre pulcro, amable.
Me dijo que, por ser yo,
podìa elegir la forma en que te irìas.
Los esquimales, explicò, cuando llegan a viejos
Se pierden por los caminos
Para que se los coma el oso.
Otros prefieren terapia intensiva,
médicos corriendo alrededor, caños, oxígeno
e incluso un cura a los pies de la cama 
haciendo señas como una azafata.

 

“¿Es inevitable?”, le pregunté.
“No hubiera venido hasta acà con esta lluvia”, me replicò.
Después hablò del ciclo de los hombres, los aniversarios,
la dialéctica estéril del fùtbol, la infancia
y sus galpones inmensos con olor a neumàticos.
“Pero”, dijo sonriendo,
“las ambulancias terminan devoràndose todo”.
Asì que firmé los papeles
y le pregunté cuàndo iba a suceder…
¡Ahora! Dijo.
Ahora
tengo en mis brazos tu envase retornable.
Y trata de no llorar,
de no hacer ruido,
para que desde lo alto
puedas hallar
la mano alzada de tu halconero.

 

*

 

Los poetas oficiales

 

¿Amoldáis vuestra esfera a lo más mínimo del porvenir?
Perros enanos entecos, tenéis a vuestro servicio
los escribientes nacionales, pajarracos de la patria.
Canasteros de los frutos del odio, no estoy
arrepentido de tener a mi servicio las joyas y los frutos del deseo.
Principitos destronados de toda sangre de composición en la naturaleza.
Eugenios, Equis, Clauditos, perritos de ceniza.

 

Las jaulas del sol, 1960.
Francisco Madariaga (1927- 2002)

 

I poeti ufficiali

 

Modellate la vostra sfera al minimo del divenire?
Cani nani e malaticci, tenete a vostro servizio
gli scrittori nazionali, uccellacci della patria.
Canestre di frutti d’odio, io non sono 
pentito d’avere a mio servizio le gioie e i frutti del desiderio.
Prìncipini spodestati da tutto il sangue della composizione
nella naturalezza.
Eugenio, Equis, Claudio, cuccioli di cenere.

 

Giorgio LinguaglossaFabiàn Casas

 

 

 

Giorgio Linguaglossa

 

 

Giuseppe Talìa (pseudonimo di Giuseppe Panetta) nasce in Calabria, a Ferruzzano (RC), nel 1964. Vive a Firenze e lavora come Tutor supervisore di tirocinio all’Università di Firenze, Dipartimento di Scienze dell’Educazione Primaria. Pubblica le raccolte di poesie, Le Vocali Vissute, Ibiskos Editrice, Empoli, 1999; Thalìa, Lepisma, Roma, 2008; Salumida, Paideia, Firenze, 2010. Presente in diverse antologie e riviste letterarie tra le quali si ricordano, I sentieri del Tempo Ostinato (Dieci poeti italiani in Polonia), Ed. Lepisma, Roma, 2011; Come è Finita la guerra di Troia non ricordo, Edizioni Progetto Cultura, 2016. nel 2017 pubblica la silloge Thalìa edizione bilingue, per Xenos Books – Chelsea Editions Collaboration, California, U.S.A., traduzioni di Nehemiah H. Brown, nel 2018 pubblica La Musa Last Minute con Progetto Cultura di Roma. Ha pubblicato, inoltre, due libri sulla formazione del personale scolastico, L’integrazione e la Valorizzazione delle Differenze, marzo 2011, curatela; AA. VV. Progettazione di Unità di Competenza per il Curricolo Verticale: esperienze di autoformazione in rete, Edizioni La Medicea, Firenze 2013 

 

 

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